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“E’ urgente la sistemazione di via Brescia”

A Villa Pigna, in via Brescia esiste una comunità dove ancora i cittadini impiegano il tempo libero e il loro denaro per la cura dell’ambiente circostante. Chiesero al demanio di disporre di un appezzamento di terreno limitrofo al torrente Marino dove il comune installò a sua volta dei giochi per i bambini e una recinzione per un campo di mini calcio. Da allora i cittadini della zona si sono occupati sistematicamente della pulizia e della cura del luogo in maniera spontanea e gratuita dando prova di un profondo rispetto del territorio in cui vivono e di un senso civico encomiabile, realizzando a proprie spese anche le migliorie della recinzione.

Da qualche mese però lo spazio adiacente viene utilizzato dal Comune di Folignano per lo stoccaggio dei rifiuti derivanti dalle potature e dalla pulizia del verde di tutto il territorio. Il materiale giace in quei luoghi da un po’ di tempo tanto che, iniziando a marcire, diffonde intorno ai palazzi, alle attività commerciali sovrastanti e ai giochi per bambini adiacenti, un odore molto fastidioso. L’accumulo cospicuo di rifiuti, con il passare del tempo, rischia di far assumere a quella zona le caratteristiche di una discarica ed è opportuno che l’amministrazione comunale prenda provvedimenti per rimediare allo stato attuale. Ho sollecitato pertanto il Sindaco Flaiani ad intervenire in tal senso così da evitare i suddetti rischi.

La cura dell’ambiente e la qualità della vita della cittadinanza devono vedere uniti tutti i cittadini di Folignano a prescindere dai diversi schieramenti politici in quanto ne vale del futuro e del benessere dell’intera comunità a cui apparteniamo.

Folignano, 8/05/10

Matteo Terrani, Consigliere Comunale – Gruppo “Folignano Democrazia e Solidarietà”

 

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No al nucleare, sì alle rinnovabili

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Martedì 11 Maggio ore 18,00
Provincia di Pesaro e Urbino
Sala Pierangeli , Via Gramsci 4

L’economia verde è l’unica leva di sviluppo dell’economia occidentale che consente di lasciare un mondo vivibile alle generazioni future e costruire la futura crescita assumendo il vincolo delle risorse ambientali e la qualità come criterio fondamentale

I GIOVANI AMMINISTRATORI DEL PD ED I GIOVANI DEMOCRATICI DICONO NO AL NUCLEARE E SI’ AD ALTRE FORME DI ENERGIA RINNOVABILE

AGENDA

Modera
Fabio Straccia, Coordinatore Forum Giovani Amministratori del PD delle MARCHE

Saluti
Gian Mario Spacca, Presidente Regione (invitato)

Introduzione
Matteo Terrani, Segretario Giovani Democratici delle Marche
L’energia di oggi a sostegno delle nuove generazioni

Interventi :

Michele Gambini, Responsabile Forum Ambiente PD Provincia di Pesaro e Urbino
Gli scenari energetici esistenti nella Provincia di Pesaro e Urbino

Ing. Fabio Polonara, capo-progetto PEAR regionale, docente Università Politecnica delle Marche
Il PEAR regionale di oggi e quello di domani

Stefano Gulini – TERMOIDRAULICA E SANITARI di Gulini Luca & C.
Esperienza di un’azienda del settore delle rinnovabili

Luigino Quarchioni Presidente Legambiente Marche (invitato)
Ecosostenibilità delle nuove strutture energetiche ed impatto ambientale

Federico Scaramucci – Coord.ANCI e Giovani amministratori PD Marche
Il patto dei Sindaci e l’impegno per l’energia sostenibile

Matteo Ricci, Presidente della Provincia di Pesaro e Urbino
La provincia del sole e del vento

Sandro Donati – Assessore con delega all’Ambiente e alle Energie Rinnovabili Regione Marche (invitato)
Programma di potenziamento energetico nella nuova legislatura

Partecipano :

Emilio D’Alessio, Responsabile Area Energia Ambiente PD Marche

Francesca Fraternali, Responsabile Forum Giovani amministratori PD Pesaro e Urbino

Conclusioni :
Palmiro Ucchielli, Segretario Regionale Partito Democratico delle Marche

Il Centrosinistra denuncia un aumento delle tasse

Il gruppo d’opposizione Folignano Democrazia e Solidarietà fa notare che, tra le altre, la tariffa sui rifiuti è aumentata di quasi il 40%: “se non riescono a diminuire le tasse almeno non promettano più di farlo”

I governi di centro destra in Italia non perdono occasione per rilevare un eccesso di pressione fiscale, promettono riduzioni, ma poi trovano sempre un buon motivo per aumentarla. Per il gruppo consiliare d’opposizione anche a Folignano da 11 anni succede la stessa cosa, anzi l’Amministrazione si è particolarmente distinta per l’aumento delle tasse.

Secondo un documento firmato da alcuni consiglieri di Folignano Democrazia e Solidarietà (Luigi Sciamanna, Samuele D’Ottavio, Costantino Nepi, Gabriele Angelini e Matteo Terrani) all’approvazione del primo bilancio di previsione la nuova Amministrazione guidata dal sindaco Flaiani, come biglietto da visita, si è presentata con l’ennesima stangata fiscale: un enorme aumento del 39,9% della tassa sui rifiuti che, aggiungendosi al 40% già attuato negli anni scorsi, ha quasi raddoppiato nel giro di pochi anni il balzello.

Tutto ciò dopo un serio lavoro condiviso con lo stesso gruppo di opposizione che ha collaborato e approvato un regolamento per aumentare la raccolta differenziata, con lo scopo, attraverso un minore conferimento in discarica ed il recupero di carta, vetro, plastica, alluminio e umido, appunto di diminuire la tariffa.

I cittadini hanno risposto positivamente a tale sollecitazione dimostrando alto senso civico e raggiungendo nel 2009 la soglia del 45 % dal 15 % del 2008, ma la gestione dell’assessore competente, ha mancato clamorosamente l’obiettivo, tanto da costringere l’amministrazione ad aumentare la tassa del 39,9%.

L’opposizione si chiede allora: i ricavi della vendita sul mercato di carta, vetro, plastica ed alluminio, se non servono a diminuire la tariffa, come vengono utilizzati e soprattutto come è possibile che se i costi dovrebbero essere ridotti ci sia questo incremento?

Ma non è solo la Tarsu a crescere. Insieme c’è quasi il raddoppio del costo per il trasporto scolastico e l’aumento del 25% della mensa per i bambini delle scuole, un’entrata a piedi uniti sui bilanci delle famiglie che di questi servizi hanno necessariamente bisogno. Aumenti minori, tanto per gradire, anche per le colonie estive dei bambini, soggiorni per anziani e tariffe per uso degli impianti sportivi, mediamente il 15%. Questo è quanto la maggioranza ha approvato nell’ultimo Consiglio Comunale, soldi in più, non demagogia, che, in un momento di crisi le famiglie dovranno versare all’Amministrazione del Comune di Folignano.

Un’unica amara considerazione: se non sanno amministrare senza aumentare tasse, almeno se la finiscano di promettere di ridurle.

Relativamente all’impegno promesso circa gli interventi sul sociale, Folignano Democrazia e Solidarietà prende atto di questo e, facendo i nostri migliori auguri al neo Assessore Rita Cosmi, la invitiamo, però, da subito, a fare una attenta ricognizione dei bisogni su tutta la popolazione, in quanto talvolta sono taciuti per dignità e spesso non soddisfatti a differenza di situazioni più vicine e conosciute dall’Amministrazione.

Sempre nel corso dello stesso Consiglio Comunale è stata approvata all’unanimità la mozione del Gruppo di opposizione con la quale si impegna l’Amministrazione a predisporre un Regolamento Comunale per stabilire alcune regole chiare a cui devono attenersi tutti coloro i quali vogliono realizzare centrali per la produzione di energia elettrica con pannelli fotovoltaici a Folignano. Il Presidente della Competente Commissione Consiliare ha già convocato una riunione per iniziare a predisporre la proposta.

Il Piceno deve essere rappresentato in giunta

category Articoli e interventi Fuser 16 aprile 2010

Da mesi ormai si sente ripetere che il territorio piceno versa in una grave crisi economica, che ha risvolti pesanti sulle famiglie di tutta la provincia, molte delle quali si trovano senza fonti sicure di sostentamento a causa della chiusura di molte aziende situate nel nostro territorio. La vittoria del centro-sinistra nelle Marche alle elezioni regionali di marzo ed il successo ottenuto in tutto il piceno dal Partito Democratico sono stati motivo di grande soddisfazione per tutti coloro che in queste regionali si sono spesi, candidati eletti e non eletti, dirigenti, militanti e simpatizzanti. I Giovani Democratici auspicano che questo ottimo risultato ottenuto dal PD nella provincia di Ascoli unito alla difficoltà in cui versa la nostra città costituiscano le due ragioni affinché il piceno possa essere adeguatamente rappresentato nella prossima giunta regionale, affidando ad Antonio Canzian che è risultato primo eletto, un importante assessorato quale può essere l’assessorato al lavoro, anche in ragione del fatto che tale problematica è estremamente sentita nel nostro territorio.
Crediamo che adottare come criterio per l’assegnazione degli assessorati quello dei primi eletti in ogni provincia possa dare una giusta rappresentanza a tutto il territorio marchigiano.
I Giovani Democratici di Ascoli hanno appoggiato durante la campagna elettorale candidati diversi, secondo le proprie sensibilità e preferenze, ma tutti si sono impegnati con costanza e forza affinché il Partito Democratico conseguisse l’ottimo risultato poi effettivamente ottenuto e questo grazie anche alla mobilitazione di tanti ragazzi che nella provincia hanno contribuito alla campagna elettorale del candidato che ognuno di loro preferiva.
Pertanto anche in questa settimana ci siamo adoperati presso gli organismi regionali preposti affinché il piceno possa avere in giunta la rappresentanza che merita.

Matteo Terrani
Segretario Regionale Giovani Democratici Marche

LA POLITICA ITALIANA. Ieri, oggi, domani

category Iniziative e Campagne Fuser 9 febbraio 2010

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IL POPULISMO DEGLI STRACCIONI

category Articoli e interventi Fuser 9 febbraio 2010

Nel secolo scorso le avventurose imprese coloniali italiane furono sprezzantemente liquidate da Lenin come “l’imperialismo degli straccioni”. Non è il solo esempio dove il popolo italiano viene deriso per vicende o avvenimenti a dir poco discutibili, soprattutto, inoltre, se risultano come vano tentativo di emulazione di altri Paesi ben più capaci di intraprendere tali esecrabili azioni. In sostanza potremmo intendere: gli imperialisti lasciateli fare a chi conosce la materia, sicuramente non fa per voi italiani!

Nella malconcia democrazia italiana di questo scorcio di terzo millennio non è difficile rintracciare un sottile filo conduttore che unisce destra e sinistra o meglio i politici di entrambi gli schieramenti: è quel filo che porta i leader politici ad accattivarsi le simpatie del “popolo” stabilendo un rapporto diretto con esso che finisce, quasi inevitabilmente, per scavalcare e ridimensionare il ruolo dei gruppi dirigenti e dei partiti stessi, e spostando l’attenzione più sulla figura del capo, della sua personalità e del suo culto.  In certi casi subentra anche la tentazione demagogica, attraverso la quale il leader fa uso delle proprie parole-chiave unicamente in funzione di quel che il “popolo” vuole sentirsi dire, prestando più attenzione al ventre piuttosto che alla testa, alla complessità dei problemi e all’interesse generale.

Per molti risulta naturale l’approdo a un meccanismo simile nell’era della comunicazione e della spettacolarizzazione della politica nelle democrazie occidentali. Ciò che però evitiamo di constatare è la peculiarità del caso italiano. La crescita dell’importanza acquisita dai leader, infatti, è proporzionata all’evidente indebolimento degli organismi dirigenti dei rispettivi partiti, e quindi a quello stadio intermedio, indispensabile e insostituibile nella democrazia italiana della storia repubblicana, a cui è affidato quel ruolo di intermediazione e rappresentatività connesso al corpo  elettorale.

Non intendo soffermarmi sul populismo berlusconiano dove in realtà il rapporto diretto con il “popolo” non solo svuota il ruolo dei dirigenti locali del Pdl, divenuti sempre più dei vassalli senza potere asserviti al capo, ma è la base stessa che, enfatizzata dal leader che ne intuisce gli istinti viscerali, non risulta in possesso di alcuno strumento decisionale in merito alla selezione della propria classe dirigente.

Preferisco, invece, porre l’attenzione sugli effetti che la sindrome populistica sortisce nel campo del centrosinistra. Già dalla fondazione del Partito Democratico nel 2007 vi fu un primo e chiaro impulso di tipo leaderistico e plebiscitario, assurgendo le primarie a mito statutario piuttosto che a strumento utile a cui ricorrere in circostanze particolari, imposte dalla necessità del caso. La giustificazione più gettonata fu quella della modernizzazione del sistema italiano, troppo appiattito sui dettami costituzionali post bellici. Non vi è alcun dubbio che il sistema attuale debba essere modernizzato ma non ritengo che la direzione plebiscitaria e leaderistica sia quella giusta, specialmente in un Paese nel quale la deriva autoritaria ha imperversato per parecchi anni ed è ancora dietro l’angolo. Quella deriva che i padri costituenti hanno bloccato con la nascita della democrazia parlamentare fondata sui partiti e non sui “popoli” come giustamente ci ricorda Bersani.

Gli effetti prodotti da quell’impulso sono stati devastanti nel campo del centrosinistra: si sono formati gruppi dirigenti locali spesso autoreferenziali (non dovendo rispondere ad alcuna platea di iscritti) che in alcuni casi si sono stretti attorno a figure carismatiche in quel preciso ambito territoriale, producendo una disomogeneità di linea politica e un caos da cui, tuttora, stentiamo a venir fuori. Con maggior potere delegato agli iscritti e con la capacità di selezionare la classe dirigente da cui farsi rappresentare e a cui chiedere conto, in parte tali effetti sono stati ridotti. Eppure non siamo i soli ad essere colpiti da questa mania: basti guardare il panorama dei partiti politici di opposizione per notare come il principale alleato dei Democratici, l’Italia dei Valori, altro non è che un guazzabuglio di gruppi e gruppetti uniti attorno alla figura del suo capo-padrone Antonio Di Pietro e il cui tratto distintivo è rappresentato fortemente da una politica populista. Se guardiamo poi alle ultime vicende della politica pugliese appare lampante l’esempio più significativo di populismo rosso in stile sudamericano, esemplificativo in parte della crisi che attanaglia le forze riformiste, incapaci oggi di suscitare emozioni forti e condivise dalla sua base attorno a un progetto politico chiaro. In mancanza di progetti, di emozioni collettive, la base democratica ha preferito, sull’onda dell’entusiasmo, scegliere di continuare l’esperienza iniziata da Nichi Vendola cinque anni fa con una partecipazione massiccia alle consultazioni. Il caso pugliese è talmente importante e complesso da non poter essere affrontato in maniera semplicistica, ma evidenzia la tendenza che può farsi strada nel campo del centrosinistra, sempre meno incline ai partiti (per responsabilità esclusive della classe politica) e sempre più alla ricerca di un sogno e di un’emozione forte.

La questione principale, elusa da un’analoga visione della politica, risiede nella capacità di discernere se sia più efficace nella battaglia finale il populismo della destra berlusconiana o quello che a tratti si intravede a sinistra. Non penso sia difficile arrivare a una conclusione. I mezzi mediatici, la forma-partito messa in piedi, la singolare capacità di Silvio Berlusconi di capire i gusti della gente, di trasformarne il sistema culturale e coniarlo a propria immagine e viceversa (e dopo più di vent’anni di televisione commerciale ci rendiamo conto delle conseguenze manifestatesi sulla discrasia mentale e culturale degli italiani) deve farci riflettere. Il populismo berlusconiano è indubbiamente in posizione di vantaggio rispetto agli altri che costituiranno sempre una minoranza, seppure urlante.

Tentativi maldestri di emulazione appaiono anche da noi, nella nostra provincia, nel nostro partito. Non mancano neanche nelle imminenti elezioni regionali. Noto con una sottile ironia sforzi velati di imitare spudoratamente slogan, modi e forme, propri di altri candidati impegnati in altre competizioni. Bisognerebbe sapere però che non tutti i modelli possono essere esportati e che i contesti in cui si opera non sono sempre identici. Paiono intelaiature simili ai progetti di chi costruisce case senza fondamenta, partendo magari dalle finestre. Per questo consiglierei di evitare il plagio di prototipi altrui, la riduzione della campagna elettorale a uno scontro congressuale o la trasformazione della propria base in un fan-club.

Tutto ciò è incompatibile con la cultura e l’identità del Partito Democratico, è un populismo di basso spessore più affine ad altre liste o partiti. E’ un modo di concepire la politica che si fonda su miti, questioni individuali, culti della personalità, piuttosto che su programmi e proposte concrete basate sull’analisi dei fenomeni di trasformazione della società esistente. E’ il populismo che abiura il ruolo degli organismi dirigenti di partito e che accetta soltanto l’interlocuzione con il “popolo” e i “movimenti” escludendo in ultima istanza l’idea stessa di “partito” e dei soggetti intermedi.

Riprendendo e parafrasando Lenin è il populismo degli “straccioni”.   

Matteo Terrani     

1° Forum regionale dei Giovani Amministratori Pd

category Iniziative e Campagne Fuser 4 febbraio 2010

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Un senso a questa storia?

category Iniziative e Campagne Fuser 2 dicembre 2009

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FREE WATER

category Iniziative e Campagne Fuser 27 novembre 2009

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Oltre la cronaca

category Iniziative e Campagne Fuser 27 novembre 2009

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