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Il Piceno deve essere rappresentato in giunta

category Articoli e interventi Fuser 16 aprile 2010

Da mesi ormai si sente ripetere che il territorio piceno versa in una grave crisi economica, che ha risvolti pesanti sulle famiglie di tutta la provincia, molte delle quali si trovano senza fonti sicure di sostentamento a causa della chiusura di molte aziende situate nel nostro territorio. La vittoria del centro-sinistra nelle Marche alle elezioni regionali di marzo ed il successo ottenuto in tutto il piceno dal Partito Democratico sono stati motivo di grande soddisfazione per tutti coloro che in queste regionali si sono spesi, candidati eletti e non eletti, dirigenti, militanti e simpatizzanti. I Giovani Democratici auspicano che questo ottimo risultato ottenuto dal PD nella provincia di Ascoli unito alla difficoltà in cui versa la nostra città costituiscano le due ragioni affinché il piceno possa essere adeguatamente rappresentato nella prossima giunta regionale, affidando ad Antonio Canzian che è risultato primo eletto, un importante assessorato quale può essere l’assessorato al lavoro, anche in ragione del fatto che tale problematica è estremamente sentita nel nostro territorio.
Crediamo che adottare come criterio per l’assegnazione degli assessorati quello dei primi eletti in ogni provincia possa dare una giusta rappresentanza a tutto il territorio marchigiano.
I Giovani Democratici di Ascoli hanno appoggiato durante la campagna elettorale candidati diversi, secondo le proprie sensibilità e preferenze, ma tutti si sono impegnati con costanza e forza affinché il Partito Democratico conseguisse l’ottimo risultato poi effettivamente ottenuto e questo grazie anche alla mobilitazione di tanti ragazzi che nella provincia hanno contribuito alla campagna elettorale del candidato che ognuno di loro preferiva.
Pertanto anche in questa settimana ci siamo adoperati presso gli organismi regionali preposti affinché il piceno possa avere in giunta la rappresentanza che merita.

Matteo Terrani
Segretario Regionale Giovani Democratici Marche

IL POPULISMO DEGLI STRACCIONI

category Articoli e interventi Fuser 9 febbraio 2010

Nel secolo scorso le avventurose imprese coloniali italiane furono sprezzantemente liquidate da Lenin come “l’imperialismo degli straccioni”. Non è il solo esempio dove il popolo italiano viene deriso per vicende o avvenimenti a dir poco discutibili, soprattutto, inoltre, se risultano come vano tentativo di emulazione di altri Paesi ben più capaci di intraprendere tali esecrabili azioni. In sostanza potremmo intendere: gli imperialisti lasciateli fare a chi conosce la materia, sicuramente non fa per voi italiani!

Nella malconcia democrazia italiana di questo scorcio di terzo millennio non è difficile rintracciare un sottile filo conduttore che unisce destra e sinistra o meglio i politici di entrambi gli schieramenti: è quel filo che porta i leader politici ad accattivarsi le simpatie del “popolo” stabilendo un rapporto diretto con esso che finisce, quasi inevitabilmente, per scavalcare e ridimensionare il ruolo dei gruppi dirigenti e dei partiti stessi, e spostando l’attenzione più sulla figura del capo, della sua personalità e del suo culto.  In certi casi subentra anche la tentazione demagogica, attraverso la quale il leader fa uso delle proprie parole-chiave unicamente in funzione di quel che il “popolo” vuole sentirsi dire, prestando più attenzione al ventre piuttosto che alla testa, alla complessità dei problemi e all’interesse generale.

Per molti risulta naturale l’approdo a un meccanismo simile nell’era della comunicazione e della spettacolarizzazione della politica nelle democrazie occidentali. Ciò che però evitiamo di constatare è la peculiarità del caso italiano. La crescita dell’importanza acquisita dai leader, infatti, è proporzionata all’evidente indebolimento degli organismi dirigenti dei rispettivi partiti, e quindi a quello stadio intermedio, indispensabile e insostituibile nella democrazia italiana della storia repubblicana, a cui è affidato quel ruolo di intermediazione e rappresentatività connesso al corpo  elettorale.

Non intendo soffermarmi sul populismo berlusconiano dove in realtà il rapporto diretto con il “popolo” non solo svuota il ruolo dei dirigenti locali del Pdl, divenuti sempre più dei vassalli senza potere asserviti al capo, ma è la base stessa che, enfatizzata dal leader che ne intuisce gli istinti viscerali, non risulta in possesso di alcuno strumento decisionale in merito alla selezione della propria classe dirigente.

Preferisco, invece, porre l’attenzione sugli effetti che la sindrome populistica sortisce nel campo del centrosinistra. Già dalla fondazione del Partito Democratico nel 2007 vi fu un primo e chiaro impulso di tipo leaderistico e plebiscitario, assurgendo le primarie a mito statutario piuttosto che a strumento utile a cui ricorrere in circostanze particolari, imposte dalla necessità del caso. La giustificazione più gettonata fu quella della modernizzazione del sistema italiano, troppo appiattito sui dettami costituzionali post bellici. Non vi è alcun dubbio che il sistema attuale debba essere modernizzato ma non ritengo che la direzione plebiscitaria e leaderistica sia quella giusta, specialmente in un Paese nel quale la deriva autoritaria ha imperversato per parecchi anni ed è ancora dietro l’angolo. Quella deriva che i padri costituenti hanno bloccato con la nascita della democrazia parlamentare fondata sui partiti e non sui “popoli” come giustamente ci ricorda Bersani.

Gli effetti prodotti da quell’impulso sono stati devastanti nel campo del centrosinistra: si sono formati gruppi dirigenti locali spesso autoreferenziali (non dovendo rispondere ad alcuna platea di iscritti) che in alcuni casi si sono stretti attorno a figure carismatiche in quel preciso ambito territoriale, producendo una disomogeneità di linea politica e un caos da cui, tuttora, stentiamo a venir fuori. Con maggior potere delegato agli iscritti e con la capacità di selezionare la classe dirigente da cui farsi rappresentare e a cui chiedere conto, in parte tali effetti sono stati ridotti. Eppure non siamo i soli ad essere colpiti da questa mania: basti guardare il panorama dei partiti politici di opposizione per notare come il principale alleato dei Democratici, l’Italia dei Valori, altro non è che un guazzabuglio di gruppi e gruppetti uniti attorno alla figura del suo capo-padrone Antonio Di Pietro e il cui tratto distintivo è rappresentato fortemente da una politica populista. Se guardiamo poi alle ultime vicende della politica pugliese appare lampante l’esempio più significativo di populismo rosso in stile sudamericano, esemplificativo in parte della crisi che attanaglia le forze riformiste, incapaci oggi di suscitare emozioni forti e condivise dalla sua base attorno a un progetto politico chiaro. In mancanza di progetti, di emozioni collettive, la base democratica ha preferito, sull’onda dell’entusiasmo, scegliere di continuare l’esperienza iniziata da Nichi Vendola cinque anni fa con una partecipazione massiccia alle consultazioni. Il caso pugliese è talmente importante e complesso da non poter essere affrontato in maniera semplicistica, ma evidenzia la tendenza che può farsi strada nel campo del centrosinistra, sempre meno incline ai partiti (per responsabilità esclusive della classe politica) e sempre più alla ricerca di un sogno e di un’emozione forte.

La questione principale, elusa da un’analoga visione della politica, risiede nella capacità di discernere se sia più efficace nella battaglia finale il populismo della destra berlusconiana o quello che a tratti si intravede a sinistra. Non penso sia difficile arrivare a una conclusione. I mezzi mediatici, la forma-partito messa in piedi, la singolare capacità di Silvio Berlusconi di capire i gusti della gente, di trasformarne il sistema culturale e coniarlo a propria immagine e viceversa (e dopo più di vent’anni di televisione commerciale ci rendiamo conto delle conseguenze manifestatesi sulla discrasia mentale e culturale degli italiani) deve farci riflettere. Il populismo berlusconiano è indubbiamente in posizione di vantaggio rispetto agli altri che costituiranno sempre una minoranza, seppure urlante.

Tentativi maldestri di emulazione appaiono anche da noi, nella nostra provincia, nel nostro partito. Non mancano neanche nelle imminenti elezioni regionali. Noto con una sottile ironia sforzi velati di imitare spudoratamente slogan, modi e forme, propri di altri candidati impegnati in altre competizioni. Bisognerebbe sapere però che non tutti i modelli possono essere esportati e che i contesti in cui si opera non sono sempre identici. Paiono intelaiature simili ai progetti di chi costruisce case senza fondamenta, partendo magari dalle finestre. Per questo consiglierei di evitare il plagio di prototipi altrui, la riduzione della campagna elettorale a uno scontro congressuale o la trasformazione della propria base in un fan-club.

Tutto ciò è incompatibile con la cultura e l’identità del Partito Democratico, è un populismo di basso spessore più affine ad altre liste o partiti. E’ un modo di concepire la politica che si fonda su miti, questioni individuali, culti della personalità, piuttosto che su programmi e proposte concrete basate sull’analisi dei fenomeni di trasformazione della società esistente. E’ il populismo che abiura il ruolo degli organismi dirigenti di partito e che accetta soltanto l’interlocuzione con il “popolo” e i “movimenti” escludendo in ultima istanza l’idea stessa di “partito” e dei soggetti intermedi.

Riprendendo e parafrasando Lenin è il populismo degli “straccioni”.   

Matteo Terrani     

Lettera in vista delle Primarie – Incontro con Ucchielli

category Articoli e interventi Fuser 20 ottobre 2009

 

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Cari Giovani Democratici,

 

            mancano pochi giorni alle Primarie del 25 Ottobre. Costituiranno per noi e per il l’Italia un appuntamento importante, un momento di democrazia e partecipazione che non avranno eguali nella storia della politica italiana e nel panorama politico europeo. Ne scaturirà rafforzato il profilo politico del partito per i prossimi anni, assieme alle donne e agli uomini che avranno il compito di dirigerlo.

 

Ognuno di noi compirà la propria scelta secondo coscienza e in base alla valutazione delle diverse proposte in campo sceglierà il proprio Segretario nazionale.

Come sapete nella nostra regione è presente una candidatura unitaria per la segreteria regionale rappresentata da Palmiro Ucchielli. Oggi più che mai dobbiamo sentire l’esigenza sia come Giovani Democratici sia come Pd di rendere effettiva e sostanziale la strada dell’unità interna, convinti che essa sia l’elemento di forza per rilanciare i Democratici e confermare il governo di Centrosinistra nelle Marche.

 

Pertanto i Giovani Democratici delle Marche organizzano un incontro con il candidato unitario alla segreteria regionale Palmiro Ucchielli VENERDÌ 23 OTTOBRE  2009  alle  ORE  21.00  presso  la Sala Imperatori, in VIALE OBERDAN, vicino all’Arena Europa a PORTO SAN GIORGIO.

 

                                                                                        Il  Segretario regionale GD Marche

                                                                                                       Matteo Terrani

Il simbolo dei Giovani Democratici

category Articoli e interventi Fuser 19 ottobre 2009

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Bocciata la legge Concia: “Istigazione a delinquere”

category Articoli e interventi Fuser 13 ottobre 2009

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Matteo Terrani: “Lo stop alla Legge Concia rappresenta una sottaciuta istigazione a delinquere”

 

La Camera dei Deputati nella giornata di ieri ha affossato la Legge Concia sull’omofobia. Votano contro l’Udc, il Pdl e la Lega. A favore il Pd e l’Idv. Il testo puntava ad introdurre l’aggravante per le aggressioni a danno degli omosessuali. “E’ un atto gravissimo, l’ennesimo in un Paese che continua ad essere un’anomalia nell’Europa dei diritti. Non solo vengono negati diritti giuridici fondamentali alle coppie omosessuali ma lo stop del Governo alla Legge Concia rappresenta un’aggressione di Stato, una vera e propria sottaciuta istigazione a delinquere.” – afferma Matteo Terrani, Segretario regionale dei Giovani Democratici delle Marche –  “Il tutto a riprova del fatto che nelle ultime settimane le medesime coppie sono state fatte oggetto di aggressioni e attacchi, soprattutto nella Roma di Alemanno che ha dimostrato totale inefficienza in materia di sicurezza.

Ancora una volta l’Italia rimane fuori dal contesto civile e politico europeo nonché lontana dal Trattato di Lisbona.”

IL FUTURO E’ NOSTRO, PRENDIAMOCELO!

category Articoli e interventi Fuser 28 maggio 2009

Lettera alla cittadinanza di Folignano in vista delle elezioni del 6 – 7 giugno.

Care Amiche, Cari Amici,

il 6-7 giugno si svolgeranno le elezioni comunali a Folignano. Sarà una scelta importante per il destino del nostro territorio in un periodo difficile come questo nel quale la crisi economica sta lacerando il tessuto sociale del Paese e dove noi giovani guardiamo al domani con un senso di precarietà ed incertezza. Per la prima volta infatti vi è una generazione che avverte il proprio futuro con una percezione negativa rispetto al presente contrariamente ai nostri padri e ai nostri nonni che nutrivano grandi ambizioni per il proprio avvenire. Per questo è importante comprendere che solo la partecipazione attiva dei giovani alla vita pubblica può aiutare a disinnescare questo meccanismo perverso che si gioca sulla nostra pelle, frutto di una gestione dove sempre i soliti noti sono stati protagonisti delle scelte fondamentali.

Il degrado culturale inoltre è ormai un dato assodato e constatabile da chiunque, in ogni zona del Paese. I luoghi essenziali per la formazione dei ragazzi sono stati spogliati e sviliti da una società che vuole delegare alla TV e ai suoi programmi ciò che invece spetta alle famiglie, alla scuola, alle istituzioni e alle parocchie educare e indirizzare la nuova classe dirigente. E’ necessario un raccordo fra questi quattro pilastri formativi, una sinergia che aiuti ad arginare la deriva alla quale saremo di fronte in Italia. Occorre che si ponga l’istruzione e la cultura al centro dell’azione amministrativa perchè solo investendo su simili basi è possibile costruire una società migliore.

E in quest’ottica si inserisce il progetto della Casa dei Giovani, una struttura culturale e ricreativa che ho proposto di inserire nel programma della lista Folignano Democrazia e Solidarietà. Un complesso (connesso peraltro alla legge regionale DGR 172/05) gestito dal Comune e dotato di un “Informa Giovani”, una sala prove per gruppi musicali, una biblioteca multimediale con sala studio, una sala convegni, una sala attrezzata di strumenti ludico-ricreativi, un internet point e una sala per artisti.

Per questo pongo il mio impegno a disposizione della cittadinanza con l’intento di perseguire quei principi e quei valori che mi hanno da sempre guidato e che, in un mondo dominato da individualità, spingono a “pensare agli altri oltre che a se stessi e al futuro oltre che al presente”.

Matteo Terrani

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UN BRIVIDO DI EMOZIONI

Cari giovani democratici,

 

sembrava ieri quando formammo il Comitato Promotore dei Giovani Democratici di Ascoli Piceno. Era il 1 Marzo del 2008 e il Partito Democratico si preparava per una difficile campagna elettorale. Lo facemmo anticipando di gran lunga quanto si sarebbe poi fatto nel resto d’Italia. Lo facemmo nella sede della federazione provinciale, in piazza Simonetti in non più di dieci ragazzi.

 

Cerco di andare più indietro. Sembrava l’altro ieri quando feci la tessera della Sinistra Giovanile. Era il 2004, una giornata di giugno, e poco più che sedicenne decisi di entrare nella sede elettorale della Sg a fianco Piazza del Popolo. A sottoscriverla fu un silenzioso Alessio Quartarone che qualche giorno dopo diventò Presidente della circoscrizione di Monticelli. Lì iniziò un impegno e un percorso ricco di emozioni e spirito ideale insieme a diversi compagni di viaggio e al segretario, Stefano Corradetti, che nonostante le ultime incomprensioni, ringrazio per avermi insegnato la passione necessaria per vivere la militanza giovanile.

 

Torno a ieri, a quando divenni Coordinatore dell’organizzazione giovanile nella fase transitoria. Alle innovazioni introdotte, alle scommesse vinte come quella del Mercatino, all’idea di allestire la sezione giovanile, alle occasioni perse e mancate, alle gioie e agli amori visti sbocciare sotto le bandiere democratiche. Alle amicizie strette e consolidate, a quelle purtroppo interrotte. Ai miei pregi e difetti, alla mia impulsività, ai miei limiti.

 

E’ passato poco più di un anno eppure abbiamo condiviso un lungo cammino insieme. Lo abbiamo fatto nonostante tutto tenendo unito il gruppo e vivendo la parte più bella ed entusiasmante della politica, la militanza vera e disinteressata. E siamo diventati anzitutto un gruppo di amici, molto più che semplici giovani del PD. Abbiamo allargato i nostri orizzonti, coinvolto ragazzi che mai si erano avvicinati prima, ritrovato inconsapevolmente nel frequentare la sezione quotidianamente quell’attivismo inconsueto che dagli anni 80’ in poi è andato scemando.

 

E pian piano ci siamo sentiti parte di qualcosa che andava al di là di noi stessi, di qualcosa più importante e grande di noi, che trapassava il tempo e la storia, che andava oltre gli uomini e le sue stagioni. Questo accade quando con la mente riesci ad andare oltre i confini della politica spicciola di casa nostra. E allora pian piano  nei simboli e nelle bandiere riesci a intravedere il sangue dei lavoratori che lottarono per i propri diritti e per le proprie tutele, i tanti uomini e donne che si batterono per i propri ideali, il sacrificio dei partigiani che ci restituirono la libertà. E riecheggiano i suoni di quelle battaglie e di quelle conquiste che da ormai 150 anni hanno scritto la storia dell’uomo e la sua emancipazione. E allora comprendi ancor più il senso e la missione del tuo impegno politico e ti chiedi se ne sei all’altezza.

 

Oggi, ad un tratto, durante il congresso, ho ripensato al nostro percorso, alla situazione di sfasamento in cui ci trovavamo e al contesto attuale. Per un attimo ho dimenticato tutte le liti e le discussioni interne al partito, a tutte le amarezze che sul piano personale ho vissuto soprattutto nell’ultimo periodo, alle contingenze e ai problemi extra-politici, e improvvisamente mi è penetrato un brivido di emozioni che non immaginavo. Senza destare sospetti sono riuscito a trattenere e mascherare una commozione velata che io stesso mai mi sarei aspettato. Neanche al congresso regionale che mi ha eletto segretario, dove la soddisfazione e l’orgoglio personale non mancavano e dove gli attestati di stima e di affetto ne hanno costituito la cornice, ho percepito una sensazione così forte. Forse perché qui mi sentivo a casa, mi sentivo in famiglia.

 

Ho assistito a un congresso vero e partecipato, dove la qualità degli interventi e l’organizzazione superavano di gran lunga un ipotetico assise provinciale. Un congresso ricco di pathos. Ringrazio Alessandro e Francesco per le parole che mi hanno tributato nei loro interventi, augurando al neocoordinatore un buon lavoro che sicuramente saprà svolgere. Ho registrato in noi la maturità politica, la voglia di fare bene e di migliorarsi sempre più.

 

E questo non è altro che un semplice racconto di sentimenti ed emozioni. Perché si è prima di tutto uomini. E come tali capaci di crescere, gioire, piangere, scherzare, amare… E’ il racconto di chi ha dato anima e corpo per costruire passo dopo passo la nuova organizzazione giovanile. Di chi ha impegnato la maggior parte del suo tempo, facendo anche rinunce importanti, per il circolo giovanile e le sue attività.

 

E’ il racconto di chi ha avuto la fortuna di fare questo viaggio insieme a gente speciale come voi.

 

Matteo Terrani

Giovane arbitro malmenato a fine partita: in che mondo viviamo?

category Articoli e interventi Fuser 9 febbraio 2009

Ho appena appreso la notizia che un giovane arbitro di calcio ascolano, al termine di una partita di juniores fra Cuprense e Atletico Piceno è stato preso a calci e pugni dai genitori dei ragazzi della squadra sconfitta. Lo hanno aspettato infatti al termine della gara e lo hanno picchiato lasciandolo sanguinante a terra.

Il tutto per una partita di calcio!

Mi domando in che mondo stiamo vivendo, con una società che più va avanti e più va allo sfascio!

Candidatura a Segretario regionale dei Giovani Democratici

category Articoli e interventi Fuser 6 febbraio 2009

Documento di Presentazione della candidatura di Matteo Terrani a 

 Segretario Regionale dei Giovani Democratici delle Marche

 

CARTA DI INTENTI

Negli ultimi venti anni abbiamo assistito alla scomposizione e alla ricomposizione del quadro politico nazionale con la trasformazione dei partiti storici della Prima Repubblica, i quali, di fronte all’esaurimento della propria dimensione politica hanno dato vita a nuovi scenari con aggregazioni da un lato e scissioni dall’altro.

La nascita del Partito Democratico ha rappresentato la svolta e il compimento di una lunga fase storica del nostro Paese nella quale le forze riformiste hanno raggiunto per due volte la guida del governo, dimostrando le proprie potenzialità e i propri limiti. Il PD rappresenta il tentativo ambizioso di unire forze e culture riformiste differenti che per anni hanno compiuto scelte solitarie e a volte ostili fra loro. Dopo il crollo del muro di Berlino  il completamento di tale percorso si è imposto nel campo del centrosinistra come un processo inarrestabile di necessità storica.

Noi Giovani Democratici siamo figli di questa necessità storica.

Dobbiamo sentire più degli altri l’importanza e la bontà del progetto politico del  Partito Democratico. Un partito che nasce per la nostra generazione e che dovremmo conquistare sul campo della politica, delle idee, dell’innovazione, del riformismo.

Nostro sarà infatti il compito di riannodare i legami fra il partito e le nuove generazioni ed ergerci a soggetto rappresentativo di bisogni e di speranze, di sogni e di aspirazioni, di paure e di incertezze, di progetti e di idee. La questione generazionale dovrà difatti essere il perno della nostra azione politica partendo dallo sconcertante presupposto che oggi viviamo in un Paese dove la percezione che i giovani di oggi hanno del proprio futuro è peggiore di gran lunga rispetto a quanto parallelamente i nostri padri e i nostri nonni avevano del loro.

L’ambizione di trasformare l’Italia in un Paese più giusto, più equo e più solidale deve essere la bussola attraverso la quale compiere la rotta di navigazione della giovanile democratica. E questa missione sarà portata a termine se i Giovani Democratici non si limiteranno a configurarsi come una nuova leva di dirigenti politici ma se l’organizzazione giovanile si attesterà come una grande forza di popolo in grado di elaborare delle proprie proposte politiche costruendo attorno ad esse il consenso.

Le aspirazioni più elementari che un tempo erano ormai date per scontate oggi sono tornate attuali per la nostra generazione. La mancanza di un lavoro stabile dopo anni di vita precaria, l’impossibilità di mettersi in proprio per mancanza di tutele e opportunità, il desiderio sopito di una casa e una famiglia rappresentano per noi il vero dramma italiano. Anziché ricevere una società di diritti e opportunità, ci ritroviamo una classe dirigente che in diversi ambiti della società italiana ha disgregato ogni carattere di interesse associativo e collettivo lasciandoci un sistema di welfare inadeguato, privo di ascensori sociali e conseguentemente di meritocrazia. Ci ritroviamo di contro il terzo debito pubblico del mondo, figlio di quella società che negli anni ha ricercato l’utile e il profitto immediato a discapito di coloro che sarebbero nati più tardi.

Oggi che paghiamo l’impostazione di quelle scelte sciagurate viene alla mente una frase storica di Vittorio Foa il quale di fronte alla domanda su che cosa fosse la sinistra rispose:

“non solo io ma anche gli altri, non solo qui ma anche altrove, non solo oggi ma anche domani”

In questa risposta, semplice e al tempo stesso alta, è contenuta la stella polare di una generazione che, contrariamente a chi ha operato precedentemente, pone l’attenzione sugli interessi collettivi e generali piuttosto che sul mero contentino immediato e particolare. Parole forti e sagge a lungo disattese da una classe politica non più riconosciuta come tale, verso la quale si attestano giorno dopo giorno malcontenti e disconoscenza di quel ruolo di rappresentanza iscritto nella Costituzione Repubblicana, baluardo di libertà e di diritti imprescindibili, spesso disattesi.

Strutturare l’organizzazione giovanile nata il 21 Novembre scorso non è pertanto un semplice lavoro di routine di fronte al quale può manifestarsi un approccio di leggerezza da parte nostra, bensì una grande sfida collettiva che dovrà vedere protagonista nella nostra regione ogni giovane democratico. Solo attraverso uno sforzo comune e unitario riusciremo nell’intento di radicare al meglio i Circoli e le Federazioni provinciali con le quali da parte dell’organismo regionale non potrà che esserci quella sinergia fondamentale nell’organizzazione delle attività che andremo a svolgere.

L’autonomia dell’organizzazione dovrà essere il primo principio intrinseco dell’organizzazione giovanile, inteso non come concetto di distacco e separazione dal PD quanto invece come essenziale strumento di analisi e di elaborazione della proposta programmatica e politica. E tanto più noi saremo in grado di non limitarci a rappresentare solo noi stessi, quanto più si rivelerà come necessario quel criterio di autodeterminazione dal partito, da non leggersi come contrarietà aprioristica verso gli indirizzi “dei grandi” ma come impostazione metodologica di una giovanile autorevole. Da tutto questo quindi non può conseguirne il rimanere in disparte in merito alle scelte del gruppo dirigente, in quanto fin da subito i giovani democratici devono formarsi con la consapevolezza che la politica è fatta di scelte e nel prendere le decisioni si misura l’affidabilità e l’intelligenza di una classe dirigente.

Viviamo in un periodo nel quale uno dei luoghi comuni che ci circondano è dettato dal motto del “sono tutti uguali”. Determinatosi per diversi fattori tra cui lo svilimento dell’etica dell’amministrazione e della vita di partito, fra le sue cause è stata quella perdita di uno spirito critico che storicamente ha animato le forze progressiste di tutto il mondo. La sinistra è nata per trasformare in meglio la società e per non rassegnarsi all’esistente. Quando abbiamo smarrito nel corso della storia tali principi è spesso venuto meno il suo motivo d’essere e la sua funzione. Un parametro che indubbiamente i Giovani Democratici dovranno far proprio è il conseguimento di tale spirito critico nello studio della realtà circostante, nell’analisi e nell’elaborazione progettuale.

Incardinando l’organizzazione giovanile su tali basi, il radicamento sul territorio ci aiuterà ad allargare la sfera di azione, di visibilità e di consenso. Stare dove sono le ansie e le preoccupazioni della gente, di chi manifesta per la mancanza di un posto di lavoro e ha una famiglia a casa da mantenere, di chi dopo aver studiato per anni si ritrova a vedersi la porta sbattuta in faccia e fa i conti con la precarietà permanente, di chi sconta la mancanza di opportunità e il pregiudizio, di chi viene discriminato, degli ultimi. Rappresentare i lavoratori che ogni giorno rischiano la vita, i giovani ricercatori che per mancanza di fondi e investimenti in campo universitario sono costretti ad andare all’estero e contribuiscono ogni giorno al prestigio del nostro Paese. Batterci per uno sviluppo sostenibile e solidale, per una vera e propria svolta ambientale, per una nuova idea di civismo ormai persa in Italia, per un sistema scolastico e universitario che privilegi merito e opportunità. Questo è il senso della nostra missione. Dare voce e rappresentanza a chi oggi si trova a fronteggiare ingiustizie di ogni sorta.

E per far questo è ineluttabile un dialogo e un rapporto di stretta collaborazione con quel mondo delle associazioni, del volontariato e del sindacato che condivide con noi l’esigenza di un cambiamento. Così come significativa è la relazione costante con il mondo del cattolicesimo democratico a cui ci lega l’adesione a valori unificanti quali la solidarietà e l’aiuto al prossimo.

La costruzione di un percorso comune inoltre si mostra imperante nei confronti delle rappresentanze studentesche e universitarie, che da anni difendono i diritti degli studenti e forniscono servizi, creando spazi di aggregazione e iniziative. Essi saranno soggetti di interlocuzione privilegiata dell’organizzazione giovanile a riprova dell’avvincente viaggio che ci ha visto gli uni a fianco agli altri in questi ultimi mesi di protesta contro la riforma Gelmini – Tremonti.

Essere luogo di incontro, di discussione, di proposizione e di formazione. Questo saranno i Giovani Democratici delle Marche. La formazione politica costituirà uno dei motori attraverso cui si articolerà l’attività giovanile. La pianificazione di corsi e scuole di formazione soprattutto per i ragazzi che si cimenteranno con le istituzioni locali e con l’amministrazione si è dimostrata un’esigenza reale e sentita dai giovani e dai territori. Solo se saremo capaci di formare dal basso i nuovi dirigenti non verremo meno a quel compito indispensabile e naturale che consiste nel fornire gli strumenti essenziali di rinnovamento, vera linfa vitale di un partito.

Oggi più che mai avvertiamo l’urgenza di uno scatto in avanti da parte del Partito Democratico. Da diversi mesi ad oggi il PD si sta rivelando incapace di reagire di fronte alle enormi emergenze di carattere nazionale e internazionale che vi sono di fronte. E’ un dato di fatto la difficoltà che è emersa nel rappresentare una valida opzione al governo Berlusconi e che invece si riversa tutta in seno al gruppo dirigente. La bagarre interna, le continue liti personalistiche e l’affiorare di una questione morale sono la dimostrazione del fatto che una classe dirigente è arrivata al capolinea.

Noi siamo convinti che non può essere messa in discussione la validità del progetto politico e siamo altresì convinti che attraverso il radicamento di un’organizzazione giovanile autorevole passa la chiave di una svolta radicale interna al nostro partito.

Inizia una fase costituente importante per i Democratici e per l’Italia. Sta a noi raccogliere la sfida e rendere protagonista del proprio tempo la generazione democratica.

 

Matteo Terrani

Il governo ripristina i fondi alle scuole paritarie

category Articoli e interventi Fuser 6 dicembre 2008

Immediato passo indietro dopo le lamentele della Cei. Sconcertante la posizione del Pd.

Molti pensavano a una farsa. Alla fine della storia tale si è rivelata. Il ministro Tremonti che taglia dei fondi alla scuola cattolica sembrava una di quelle scenette fantastiche che si vedono solo nei film. E infatti è arrivato il contrordine.
Ammontano a 8 miliardi di euro i tagli previsti dal governo Berlusconi alla scuola pubblica e all’università. Nonostante la protesta di milioni di persone fra studenti, insegnanti e personale non docente in piazza con i sindacati, non abbiamo assistito ad alcun passo indietro da parte del ministro. Intanto hanno fatto passare questi tagli ingiustificati per una riforma della scuola, la riforma Gelmini.

 

Dopo l’annuncio di Tremonti riguardante il taglio dei fondi per le scuole cattoliche (130 milioni di euro) è stata sufficiente la minaccia del direttore per l’Ufficio dell’Educazione della Cei di mobilitare le scuole contro il governo che subito è arrivata la marcia indietro e il ripristino dei fondi.
Le manifestazioni di queste settimane non hanno spostato di un metro l’asse su cui marciava il governo né la tragedia di Rivoli ha smosso tanto la compagine berlusconiana tanto quanto le lamentele della Conferenza Episcopale Italiana. Un altro scandalo e un’altra dimostrazione, l’ennesima, di un Paese a sovranità limitata dovuta – più che alle intromissioni della Chiesa nella sfera pubblica, atto secondo me legittimo in quanto ognuno ha il diritto di esprimere la propria opinione – alle troppe accondiscendenze, agli atti di servilismo e vassallaggio, ai tentativi ormai consolidati della classe politica italiana di accattivarsi le simpatie e i favori delle gerarchie ecclesiastiche.

 

Ultima nota: la posizione del Partito Democratico.
Su questo tema ci torneremo sicuramente nei prossimi giorni, quando affronteremo in maniera più ampia quanto sta accadendo nel nostro partito sia a livello nazionale che locale.
Certamente leggendo le dichiarazioni del Ministro Ombra del Pd Maria Pia Garavaglia che con toni allarmanti contestava i tagli del governo alle scuole paritarie, unendosi al coro dei vescovi e dei tanti “atei devoti”, penso sia l’ultimo di una lunga serie di posizioni ambigue che certificano un’ambiguità più ampia se non di fondo dello stesso Partito democratico. Ambiguità che sarebbe bene abbandonare sia perché fra la base, fra i militanti, fra i giovani, vi è una tale sinergia di vedute nonostante le diverse estrazioni e culture di provenienza, sia perché è arrivato il momento in cui si dica quale strada (e non quali strade) dobbiamo e vogliamo percorrere e soprattutto con quali mezzi.

L’augurio è che la neonata giovanile democratica che inizierà a lavorare con l’insediamento delle assemblee costituenti nazionale e regionale sia la spina nel fianco che incalza questa classe dirigente ormai inadatta. Ho visto grande entusiasmo fra i compagni e gli amici in tutta Italia. Si respira la voglia di un cambiamento profondo, la voglia di dire la nostra anche in contrasto alle posizioni dominanti dei leader nazionali.
Giovani Democratici è arrivato il momento di iniziare a correre, se necessario anche da soli.

Matteo Terrani