La striscia rossa dell’Unità di oggi

category News Fuser 13 febbraio 2009
Il caso Englaro ha messo in luce due caratteristiche dell’Italia di oggi: la perdurante influenza della Chiesa cattolica e l’insofferenza del primo ministro Silvio Berlusconi per lo Stato di diritto.
The Economist, 12 febbraio

Famiglia cristiana attacca il governo: leggi razziali

category News Fuser 10 febbraio 2009

Il settimanale cattolico attacca i provvedimenti del governo in materia di immigrazione considerandoli leggi razziali e provocando la querela del ministro Maroni.

famiglia-cristiana

Anche i cattolici si sono distinti per l’incoerenza morale tra i banchi del Parlamento. La dottrina della Chiesa non è un supermercato dove attingere quel che più aggrada.

Il soffio ringhioso di una politica miope e xenofoba, che spira nelle osterie padane, è stato sdoganato nell’aula del Senato della Repubblica. E dire che Beppe Pisanu, ex ministro dell’Interno con la schiena dritta, aveva messo in guardia circa quella brama di menare le mani, già colpevole attorno ai tavoli del bar.

Nessuno ha colto il suo grido d’allarme e l’Italia precipita, unico Paese occidentale, verso il baratro di leggi razziali, con medici invitati a fare la spia e denunciare i clandestini (col rischio che qualcuno muoia per strada o diffonda epidemie), cittadini che si organizzano in associazioni paramilitari, al pari dei “Bravi” di don Rodrigo, registri per i barboni, prigionieri virtuali solo perché poveri estremi, permesso di soggiorno a punti e costosissimo.

La “cattiveria”, invocata dal ministro Maroni, è diventata politica di Governo, trasformata in legge. Così, questo Paese, già abbastanza “cattivo” con i più deboli, lo diventerà ancora di più: si è varcato il limite che distingue il rigore della legge dall’accanimento persecutorio. Il ricatto della Lega, di cui sono succubi maggioranza e presidente del Consiglio, mette a rischio lo Stato di diritto. La fantasia del “cattivismo” padano fa strame dei diritti di uomini, donne e bambini venuti nel nostro Paese in fuga da fame, guerre, carestie, in attesa di un permesso di soggiorno (a margine: che credibilità ha il progetto di un’Italia federalista in mano alla Lega?).

Eppure, nessuna indignazione da parte dei cattolici della maggioranza, nessun sussulto di dignità in nome del Vangelo: peccano di omissione e continuano a ingoiare “rospi” padani senza battere ciglio, ignari della dottrina sociale della Chiesa. La sicurezza è solo un alibi per norme inutili e dannose, per scaricare il malessere del Paese sugli immigrati, capro espiatorio della crisi.

Il circo politico ha dato prova, nei giorni scorsi, di manifesta incoerenza morale. Una parte si batte, giustamente, per Eluana ma, al tempo stesso, approva agghiaccianti leggi discriminatorie. L’altra si batte per gli immigrati, ma promuove una cultura di morte. La tutela della vita e della dignità di ogni essere umano va assunta nella sua interezza, così come la dottrina sociale della Chiesa vale per la vita nascente, per quella che si spegne o si vuole spegnere, ma anche per gli immigrati, i barboni e tutti i poveracci ai margini della società.

L’ignobile “cattivismo” leghista ha fatto scattare la maggioranza sull’attenti e oggi il Paese adotta un diritto speciale (indegno di una democrazia) che discrimina tra cittadini (gli italiani) e non-cittadini (gli extracomunitari). La Chiesa non ci sta; gli Ordini dei medici protestano e fanno sapere che non faranno i delatori; la Polizia, delegittimata, non accetta il Far west delle ronde e della giustizia “fai da te”: «Quel provvedimento», dicono, «rischia di legittimare azioni incontrollabili di squadracce di esaltati».

La Lega, invece, esulta. Finalmente, il “bastone padano”, evocato da Borghezio nel 1999, oggi è strumento d’ordine autorizzato dal Parlamento. Allora in molti sorridevano e liquidavano i desideri dei “volontari verdi” come chiacchiere. Appunto, da osteria. Le cose, purtroppo, sono andate diversamente.

L’Italia più che di cattiveria ha bisogno di serietà e leggi giuste per affrontare la grave crisi economica, che è il vero problema delle famiglie. Altro che implementare il “fondo rimpatri” per stranieri! Presentando il “Fondo famiglia lavoro”, il cardinale Tettamanzi ha detto: «La solidarietà si realizza attraverso il rifiuto di qualsiasi discriminazione».

Il governo ripristina i fondi alle scuole paritarie

category Articoli e interventi Fuser 6 dicembre 2008

Immediato passo indietro dopo le lamentele della Cei. Sconcertante la posizione del Pd.

Molti pensavano a una farsa. Alla fine della storia tale si è rivelata. Il ministro Tremonti che taglia dei fondi alla scuola cattolica sembrava una di quelle scenette fantastiche che si vedono solo nei film. E infatti è arrivato il contrordine.
Ammontano a 8 miliardi di euro i tagli previsti dal governo Berlusconi alla scuola pubblica e all’università. Nonostante la protesta di milioni di persone fra studenti, insegnanti e personale non docente in piazza con i sindacati, non abbiamo assistito ad alcun passo indietro da parte del ministro. Intanto hanno fatto passare questi tagli ingiustificati per una riforma della scuola, la riforma Gelmini.

 

Dopo l’annuncio di Tremonti riguardante il taglio dei fondi per le scuole cattoliche (130 milioni di euro) è stata sufficiente la minaccia del direttore per l’Ufficio dell’Educazione della Cei di mobilitare le scuole contro il governo che subito è arrivata la marcia indietro e il ripristino dei fondi.
Le manifestazioni di queste settimane non hanno spostato di un metro l’asse su cui marciava il governo né la tragedia di Rivoli ha smosso tanto la compagine berlusconiana tanto quanto le lamentele della Conferenza Episcopale Italiana. Un altro scandalo e un’altra dimostrazione, l’ennesima, di un Paese a sovranità limitata dovuta – più che alle intromissioni della Chiesa nella sfera pubblica, atto secondo me legittimo in quanto ognuno ha il diritto di esprimere la propria opinione – alle troppe accondiscendenze, agli atti di servilismo e vassallaggio, ai tentativi ormai consolidati della classe politica italiana di accattivarsi le simpatie e i favori delle gerarchie ecclesiastiche.

 

Ultima nota: la posizione del Partito Democratico.
Su questo tema ci torneremo sicuramente nei prossimi giorni, quando affronteremo in maniera più ampia quanto sta accadendo nel nostro partito sia a livello nazionale che locale.
Certamente leggendo le dichiarazioni del Ministro Ombra del Pd Maria Pia Garavaglia che con toni allarmanti contestava i tagli del governo alle scuole paritarie, unendosi al coro dei vescovi e dei tanti “atei devoti”, penso sia l’ultimo di una lunga serie di posizioni ambigue che certificano un’ambiguità più ampia se non di fondo dello stesso Partito democratico. Ambiguità che sarebbe bene abbandonare sia perché fra la base, fra i militanti, fra i giovani, vi è una tale sinergia di vedute nonostante le diverse estrazioni e culture di provenienza, sia perché è arrivato il momento in cui si dica quale strada (e non quali strade) dobbiamo e vogliamo percorrere e soprattutto con quali mezzi.

L’augurio è che la neonata giovanile democratica che inizierà a lavorare con l’insediamento delle assemblee costituenti nazionale e regionale sia la spina nel fianco che incalza questa classe dirigente ormai inadatta. Ho visto grande entusiasmo fra i compagni e gli amici in tutta Italia. Si respira la voglia di un cambiamento profondo, la voglia di dire la nostra anche in contrasto alle posizioni dominanti dei leader nazionali.
Giovani Democratici è arrivato il momento di iniziare a correre, se necessario anche da soli.

Matteo Terrani

La lezione spagnola

Domenica scorsa, dopo un’estenuante e sorprendente campagna elettorale, in una Spagna a noi molto simile per certi aspetti e diversa per altri, è arrivato un verdetto da cui molti dei nostri politici e commentatori dovrebbero trarre le giuste conseguenze.
Il Psoe di José Luis Zapatero ha vinto le elezioni del proprio paese, incrementando il risultato ottenuto quattro anni fa e sfiorando addirittura la maggioranza assoluta dei seggi. In Europa dobbiamo risalire agli anni novanta, nella Gran Bretagna di Tony Blair, per ricordare una grande vittoria di un partito socialista come quella in questione. Il successo della sinistra riformista che ha saputo sorprendentemente cambiare la Spagna in questi ultimi anni lo si deve a vari fattori, tra loro diversi. Spiccano, agli occhi di tutti fra questi, la lungimiranza, l’autorevolezza e il coraggio del suo leader, che diversamente da quelli di altri paesi europei è riuscito a tracciare un percorso virtuoso senza intaccare i principi e gli ideali storici del suo partito.
Non ha commesso sbavature nè si è permesso di eludere delle promesse elettorali che avevano dato vita al suo primo mandato. Ha ritirato i soldati dall’Iraq, ha introdotto innovative riforme in materia di legislazione del diritto – si pensi all’introduzione del matrimonio per persone appartenenti allo stesso sesso, al cosiddetto “divorzio facile” o all’educazione civica nelle scuole – e soprattutto è stato protagonista di una rilevante fioritura economica, permettendo al proprio paese di giungere a livelli mai toccati in precedenza.
La crescita dell’economia, con il conseguente aumento dell’occupazione e del potere di acquisto degli spagnoli, è il miglior esempio attraverso cui dimostrare l’efficienza e la natura del disegno riformista, il solo in grado oggi, nelle moderne democrazie, di coniugare lo sviluppo e il progresso con la solidarietà e l’attenzione alle fasce sociali più deboli. Il solo in grado di offrire delle risposte concrete alle vere emergenze del nostro tempo siano esse di natura esistenziale, come la riduzione nello stato di precarietà della vita umana, siano esse di natura ambientale, basti pensare ai grandi problemi che intercorrono il pianeta. Nel welfare spagnolo, per citare un esempio, i lavoratori flessibili dopo un periodo di 30 mesi di lavoro presso la stessa azienda hanno diritto a un contratto a tempo indeterminato (le imprese d’altro canto hanno usufruito di una diminuzione della tassa sulle società). Si potrebbero fare altri esempi ma il succo alla fine resta lo stesso: il Partito Socialista di Zapatero ha lasciato un segno evidente nel solco del riformismo europeo, dimostrando ai suoi colleghi i risultati delle proprie politiche e l’immagine totalmente cambiata che la Spagna ha assunto nel panorama mondiale.
Sappiamo che in Europa il 90% delle forze riformiste militano nel Partito del Socialismo Europeo, e mi auguro che il Partito Democratico sciolga prima possibile le riserve e si accinga ad entrarvi, ma non tutti i principali leader della medesima formazione hanno impostato un profilo lineare e retto simile a quello di Zapatero. I capi dei principali partiti del centrosinistra europeo conducono le proprie battaglie elettorali in maniera poco chiara, cauta se vogliamo per non dire timida, di fronte alle sfide e alle situazioni che vi si trovano di fronte. Differentemente dal leader socialista rinunciano a una fisionomia autentica e forte e trasformano i propri partiti in miscugli di diverse componenti, tanto da avere filo-americani e anti-americani, clericali e anti-clericali, liberisti e anti-liberisti, statalisti e federalisti… Zapatero ha saputo dare un’impostazione definita al suo partito e al suo governo fronteggiando critiche di ogni genere, provenienti per lo più da potenti organizzazioni di riferimento della società spagnola. Non è arretrato di un passo quando si è trovato a fare i conti con quelli che molti considerano gli elementi di maggior timore per il centrosinistra europeo: la Chiesa e gli Usa.
Di fronte ad essi, diversi leader di partito mostrano ossequio e obbedienza, rinunciando spesso ad esprimere la loro contrarietà su specifiche tematiche e facendo venir meno quel carattere identitario e distintivo che dovrebbe tratteggiare un partito.
La lezione spagnola dovrebbe essere un esempio per quanti sono convinti che la Sinistra (quella con la “s” maiuscola, quella che dovrebbe contraddistinguere il nostro partito, quella riformista per intenderci) sia condannata a una continua crisi identitaria al fine di raggiungere la vittoria elettorale e che sia perciò costretta a snaturare la propria connotazione e la propria essenza per conquistare i voti degli indecisi. Abbiamo constatato che una sinistra autentica, quando sa offrire certezze e risposte immediate e non utopie, risulta vincente. Zapatero docet!

Matteo Terrani