LA POLITICA ITALIANA. Ieri, oggi, domani

Dal Corriere Adriatico
Ancona. Contro la privatizzazione dell’acqua si mobilita il Pd delle Marche. “Pochi giorni fa – si legge in un documento – il Senato ha approvato una legge che prevede una prima e parziale privatizzazione dell’acqua. Si tratta di una decisione gravissima perché apre la strada alla privatizzazione di un bene comune, prezioso ed insostituibile. Tutto ciò avviene in un silenzio quasi assordante”. Il Pd Marche, quindi, “esprime un determinato e civile dissenso perché non passi il principio per il quale anche un bene comune essenziale come l’acqua possa essere assoggettato alle regole del mercato, con ricadute fin troppo facilmente immaginabili che colpiranno soprattutto le fasce economicamente più fragili”.
“Per questi motivi – fanno sapere al Pd – ci ritroveremo al sit in dei giovani democratici delle Marche contro la privatizzazione dell’acqua davanti al Teatro delle Muse, in piazza della Repubblica, ad Ancona”. Appuntamento: domani a partire dalle 11. Fra i tanti, saranno presenti numerosi amministratori democratici e il segretario regionale Palmiro Ucchielli. Sarà l’occasione per lanciare una petizione popolare.
dal Messaggero
PESARO – Primo segretario regionale per i Giovani del partito democratico. Sulle orme di Fausto Raciti, neoeletto segretario nazionale, Matteo Terrani 21enne di Ascoli iscritto alla facoltà di Lettere dell’Università di Urbino, è uscito trionfatore dal Congresso regionale, svoltosi a Pesaro, nella roccaforte ”rossa” di Villa Fastiggi, domenica sera.
Una vittoria scontata, dato che quella di Terrani era l’unica candidatura avanzata. «Siamo in una fase costituente importante – spiega Terrani – in cui dobbiamo strutturare la nostra associazione e radicare i circoli nel territorio. Ci aspetta una grande mole di lavoro, che cercherò di portare avanti puntando sul coinvolgimento di tutte e cinque le segreterie provinciali dei giovani del Pd». Oltre all’elezione del segretario, il Congresso ha definito anche le due Commissioni:r politica e garante.
Ancora da stabilire invece le date dei cinque congressi territoriali, da cui usciranno i segretari provinciali.
Lu.Fa.
Documento di Presentazione della candidatura di Matteo Terrani a
Segretario Regionale dei Giovani Democratici delle Marche
CARTA DI INTENTI
Negli ultimi venti anni abbiamo assistito alla scomposizione e alla ricomposizione del quadro politico nazionale con la trasformazione dei partiti storici della Prima Repubblica, i quali, di fronte all’esaurimento della propria dimensione politica hanno dato vita a nuovi scenari con aggregazioni da un lato e scissioni dall’altro.
La nascita del Partito Democratico ha rappresentato la svolta e il compimento di una lunga fase storica del nostro Paese nella quale le forze riformiste hanno raggiunto per due volte la guida del governo, dimostrando le proprie potenzialità e i propri limiti. Il PD rappresenta il tentativo ambizioso di unire forze e culture riformiste differenti che per anni hanno compiuto scelte solitarie e a volte ostili fra loro. Dopo il crollo del muro di Berlino il completamento di tale percorso si è imposto nel campo del centrosinistra come un processo inarrestabile di necessità storica.
Noi Giovani Democratici siamo figli di questa necessità storica.
Dobbiamo sentire più degli altri l’importanza e la bontà del progetto politico del Partito Democratico. Un partito che nasce per la nostra generazione e che dovremmo conquistare sul campo della politica, delle idee, dell’innovazione, del riformismo.
Nostro sarà infatti il compito di riannodare i legami fra il partito e le nuove generazioni ed ergerci a soggetto rappresentativo di bisogni e di speranze, di sogni e di aspirazioni, di paure e di incertezze, di progetti e di idee. La questione generazionale dovrà difatti essere il perno della nostra azione politica partendo dallo sconcertante presupposto che oggi viviamo in un Paese dove la percezione che i giovani di oggi hanno del proprio futuro è peggiore di gran lunga rispetto a quanto parallelamente i nostri padri e i nostri nonni avevano del loro.
L’ambizione di trasformare l’Italia in un Paese più giusto, più equo e più solidale deve essere la bussola attraverso la quale compiere la rotta di navigazione della giovanile democratica. E questa missione sarà portata a termine se i Giovani Democratici non si limiteranno a configurarsi come una nuova leva di dirigenti politici ma se l’organizzazione giovanile si attesterà come una grande forza di popolo in grado di elaborare delle proprie proposte politiche costruendo attorno ad esse il consenso.
Le aspirazioni più elementari che un tempo erano ormai date per scontate oggi sono tornate attuali per la nostra generazione. La mancanza di un lavoro stabile dopo anni di vita precaria, l’impossibilità di mettersi in proprio per mancanza di tutele e opportunità, il desiderio sopito di una casa e una famiglia rappresentano per noi il vero dramma italiano. Anziché ricevere una società di diritti e opportunità, ci ritroviamo una classe dirigente che in diversi ambiti della società italiana ha disgregato ogni carattere di interesse associativo e collettivo lasciandoci un sistema di welfare inadeguato, privo di ascensori sociali e conseguentemente di meritocrazia. Ci ritroviamo di contro il terzo debito pubblico del mondo, figlio di quella società che negli anni ha ricercato l’utile e il profitto immediato a discapito di coloro che sarebbero nati più tardi.
Oggi che paghiamo l’impostazione di quelle scelte sciagurate viene alla mente una frase storica di Vittorio Foa il quale di fronte alla domanda su che cosa fosse la sinistra rispose:
“non solo io ma anche gli altri, non solo qui ma anche altrove, non solo oggi ma anche domani”
In questa risposta, semplice e al tempo stesso alta, è contenuta la stella polare di una generazione che, contrariamente a chi ha operato precedentemente, pone l’attenzione sugli interessi collettivi e generali piuttosto che sul mero contentino immediato e particolare. Parole forti e sagge a lungo disattese da una classe politica non più riconosciuta come tale, verso la quale si attestano giorno dopo giorno malcontenti e disconoscenza di quel ruolo di rappresentanza iscritto nella Costituzione Repubblicana, baluardo di libertà e di diritti imprescindibili, spesso disattesi.
Strutturare l’organizzazione giovanile nata il 21 Novembre scorso non è pertanto un semplice lavoro di routine di fronte al quale può manifestarsi un approccio di leggerezza da parte nostra, bensì una grande sfida collettiva che dovrà vedere protagonista nella nostra regione ogni giovane democratico. Solo attraverso uno sforzo comune e unitario riusciremo nell’intento di radicare al meglio i Circoli e le Federazioni provinciali con le quali da parte dell’organismo regionale non potrà che esserci quella sinergia fondamentale nell’organizzazione delle attività che andremo a svolgere.
L’autonomia dell’organizzazione dovrà essere il primo principio intrinseco dell’organizzazione giovanile, inteso non come concetto di distacco e separazione dal PD quanto invece come essenziale strumento di analisi e di elaborazione della proposta programmatica e politica. E tanto più noi saremo in grado di non limitarci a rappresentare solo noi stessi, quanto più si rivelerà come necessario quel criterio di autodeterminazione dal partito, da non leggersi come contrarietà aprioristica verso gli indirizzi “dei grandi” ma come impostazione metodologica di una giovanile autorevole. Da tutto questo quindi non può conseguirne il rimanere in disparte in merito alle scelte del gruppo dirigente, in quanto fin da subito i giovani democratici devono formarsi con la consapevolezza che la politica è fatta di scelte e nel prendere le decisioni si misura l’affidabilità e l’intelligenza di una classe dirigente.
Viviamo in un periodo nel quale uno dei luoghi comuni che ci circondano è dettato dal motto del “sono tutti uguali”. Determinatosi per diversi fattori tra cui lo svilimento dell’etica dell’amministrazione e della vita di partito, fra le sue cause è stata quella perdita di uno spirito critico che storicamente ha animato le forze progressiste di tutto il mondo. La sinistra è nata per trasformare in meglio la società e per non rassegnarsi all’esistente. Quando abbiamo smarrito nel corso della storia tali principi è spesso venuto meno il suo motivo d’essere e la sua funzione. Un parametro che indubbiamente i Giovani Democratici dovranno far proprio è il conseguimento di tale spirito critico nello studio della realtà circostante, nell’analisi e nell’elaborazione progettuale.
Incardinando l’organizzazione giovanile su tali basi, il radicamento sul territorio ci aiuterà ad allargare la sfera di azione, di visibilità e di consenso. Stare dove sono le ansie e le preoccupazioni della gente, di chi manifesta per la mancanza di un posto di lavoro e ha una famiglia a casa da mantenere, di chi dopo aver studiato per anni si ritrova a vedersi la porta sbattuta in faccia e fa i conti con la precarietà permanente, di chi sconta la mancanza di opportunità e il pregiudizio, di chi viene discriminato, degli ultimi. Rappresentare i lavoratori che ogni giorno rischiano la vita, i giovani ricercatori che per mancanza di fondi e investimenti in campo universitario sono costretti ad andare all’estero e contribuiscono ogni giorno al prestigio del nostro Paese. Batterci per uno sviluppo sostenibile e solidale, per una vera e propria svolta ambientale, per una nuova idea di civismo ormai persa in Italia, per un sistema scolastico e universitario che privilegi merito e opportunità. Questo è il senso della nostra missione. Dare voce e rappresentanza a chi oggi si trova a fronteggiare ingiustizie di ogni sorta.
E per far questo è ineluttabile un dialogo e un rapporto di stretta collaborazione con quel mondo delle associazioni, del volontariato e del sindacato che condivide con noi l’esigenza di un cambiamento. Così come significativa è la relazione costante con il mondo del cattolicesimo democratico a cui ci lega l’adesione a valori unificanti quali la solidarietà e l’aiuto al prossimo.
La costruzione di un percorso comune inoltre si mostra imperante nei confronti delle rappresentanze studentesche e universitarie, che da anni difendono i diritti degli studenti e forniscono servizi, creando spazi di aggregazione e iniziative. Essi saranno soggetti di interlocuzione privilegiata dell’organizzazione giovanile a riprova dell’avvincente viaggio che ci ha visto gli uni a fianco agli altri in questi ultimi mesi di protesta contro la riforma Gelmini – Tremonti.
Essere luogo di incontro, di discussione, di proposizione e di formazione. Questo saranno i Giovani Democratici delle Marche. La formazione politica costituirà uno dei motori attraverso cui si articolerà l’attività giovanile. La pianificazione di corsi e scuole di formazione soprattutto per i ragazzi che si cimenteranno con le istituzioni locali e con l’amministrazione si è dimostrata un’esigenza reale e sentita dai giovani e dai territori. Solo se saremo capaci di formare dal basso i nuovi dirigenti non verremo meno a quel compito indispensabile e naturale che consiste nel fornire gli strumenti essenziali di rinnovamento, vera linfa vitale di un partito.
Oggi più che mai avvertiamo l’urgenza di uno scatto in avanti da parte del Partito Democratico. Da diversi mesi ad oggi il PD si sta rivelando incapace di reagire di fronte alle enormi emergenze di carattere nazionale e internazionale che vi sono di fronte. E’ un dato di fatto la difficoltà che è emersa nel rappresentare una valida opzione al governo Berlusconi e che invece si riversa tutta in seno al gruppo dirigente. La bagarre interna, le continue liti personalistiche e l’affiorare di una questione morale sono la dimostrazione del fatto che una classe dirigente è arrivata al capolinea.
Noi siamo convinti che non può essere messa in discussione la validità del progetto politico e siamo altresì convinti che attraverso il radicamento di un’organizzazione giovanile autorevole passa la chiave di una svolta radicale interna al nostro partito.
Inizia una fase costituente importante per i Democratici e per l’Italia. Sta a noi raccogliere la sfida e rendere protagonista del proprio tempo la generazione democratica.
Matteo Terrani