IL POPULISMO DEGLI STRACCIONI

category Articoli e interventi Fuser 9 febbraio 2010

Nel secolo scorso le avventurose imprese coloniali italiane furono sprezzantemente liquidate da Lenin come “l’imperialismo degli straccioni”. Non è il solo esempio dove il popolo italiano viene deriso per vicende o avvenimenti a dir poco discutibili, soprattutto, inoltre, se risultano come vano tentativo di emulazione di altri Paesi ben più capaci di intraprendere tali esecrabili azioni. In sostanza potremmo intendere: gli imperialisti lasciateli fare a chi conosce la materia, sicuramente non fa per voi italiani!

Nella malconcia democrazia italiana di questo scorcio di terzo millennio non è difficile rintracciare un sottile filo conduttore che unisce destra e sinistra o meglio i politici di entrambi gli schieramenti: è quel filo che porta i leader politici ad accattivarsi le simpatie del “popolo” stabilendo un rapporto diretto con esso che finisce, quasi inevitabilmente, per scavalcare e ridimensionare il ruolo dei gruppi dirigenti e dei partiti stessi, e spostando l’attenzione più sulla figura del capo, della sua personalità e del suo culto.  In certi casi subentra anche la tentazione demagogica, attraverso la quale il leader fa uso delle proprie parole-chiave unicamente in funzione di quel che il “popolo” vuole sentirsi dire, prestando più attenzione al ventre piuttosto che alla testa, alla complessità dei problemi e all’interesse generale.

Per molti risulta naturale l’approdo a un meccanismo simile nell’era della comunicazione e della spettacolarizzazione della politica nelle democrazie occidentali. Ciò che però evitiamo di constatare è la peculiarità del caso italiano. La crescita dell’importanza acquisita dai leader, infatti, è proporzionata all’evidente indebolimento degli organismi dirigenti dei rispettivi partiti, e quindi a quello stadio intermedio, indispensabile e insostituibile nella democrazia italiana della storia repubblicana, a cui è affidato quel ruolo di intermediazione e rappresentatività connesso al corpo  elettorale.

Non intendo soffermarmi sul populismo berlusconiano dove in realtà il rapporto diretto con il “popolo” non solo svuota il ruolo dei dirigenti locali del Pdl, divenuti sempre più dei vassalli senza potere asserviti al capo, ma è la base stessa che, enfatizzata dal leader che ne intuisce gli istinti viscerali, non risulta in possesso di alcuno strumento decisionale in merito alla selezione della propria classe dirigente.

Preferisco, invece, porre l’attenzione sugli effetti che la sindrome populistica sortisce nel campo del centrosinistra. Già dalla fondazione del Partito Democratico nel 2007 vi fu un primo e chiaro impulso di tipo leaderistico e plebiscitario, assurgendo le primarie a mito statutario piuttosto che a strumento utile a cui ricorrere in circostanze particolari, imposte dalla necessità del caso. La giustificazione più gettonata fu quella della modernizzazione del sistema italiano, troppo appiattito sui dettami costituzionali post bellici. Non vi è alcun dubbio che il sistema attuale debba essere modernizzato ma non ritengo che la direzione plebiscitaria e leaderistica sia quella giusta, specialmente in un Paese nel quale la deriva autoritaria ha imperversato per parecchi anni ed è ancora dietro l’angolo. Quella deriva che i padri costituenti hanno bloccato con la nascita della democrazia parlamentare fondata sui partiti e non sui “popoli” come giustamente ci ricorda Bersani.

Gli effetti prodotti da quell’impulso sono stati devastanti nel campo del centrosinistra: si sono formati gruppi dirigenti locali spesso autoreferenziali (non dovendo rispondere ad alcuna platea di iscritti) che in alcuni casi si sono stretti attorno a figure carismatiche in quel preciso ambito territoriale, producendo una disomogeneità di linea politica e un caos da cui, tuttora, stentiamo a venir fuori. Con maggior potere delegato agli iscritti e con la capacità di selezionare la classe dirigente da cui farsi rappresentare e a cui chiedere conto, in parte tali effetti sono stati ridotti. Eppure non siamo i soli ad essere colpiti da questa mania: basti guardare il panorama dei partiti politici di opposizione per notare come il principale alleato dei Democratici, l’Italia dei Valori, altro non è che un guazzabuglio di gruppi e gruppetti uniti attorno alla figura del suo capo-padrone Antonio Di Pietro e il cui tratto distintivo è rappresentato fortemente da una politica populista. Se guardiamo poi alle ultime vicende della politica pugliese appare lampante l’esempio più significativo di populismo rosso in stile sudamericano, esemplificativo in parte della crisi che attanaglia le forze riformiste, incapaci oggi di suscitare emozioni forti e condivise dalla sua base attorno a un progetto politico chiaro. In mancanza di progetti, di emozioni collettive, la base democratica ha preferito, sull’onda dell’entusiasmo, scegliere di continuare l’esperienza iniziata da Nichi Vendola cinque anni fa con una partecipazione massiccia alle consultazioni. Il caso pugliese è talmente importante e complesso da non poter essere affrontato in maniera semplicistica, ma evidenzia la tendenza che può farsi strada nel campo del centrosinistra, sempre meno incline ai partiti (per responsabilità esclusive della classe politica) e sempre più alla ricerca di un sogno e di un’emozione forte.

La questione principale, elusa da un’analoga visione della politica, risiede nella capacità di discernere se sia più efficace nella battaglia finale il populismo della destra berlusconiana o quello che a tratti si intravede a sinistra. Non penso sia difficile arrivare a una conclusione. I mezzi mediatici, la forma-partito messa in piedi, la singolare capacità di Silvio Berlusconi di capire i gusti della gente, di trasformarne il sistema culturale e coniarlo a propria immagine e viceversa (e dopo più di vent’anni di televisione commerciale ci rendiamo conto delle conseguenze manifestatesi sulla discrasia mentale e culturale degli italiani) deve farci riflettere. Il populismo berlusconiano è indubbiamente in posizione di vantaggio rispetto agli altri che costituiranno sempre una minoranza, seppure urlante.

Tentativi maldestri di emulazione appaiono anche da noi, nella nostra provincia, nel nostro partito. Non mancano neanche nelle imminenti elezioni regionali. Noto con una sottile ironia sforzi velati di imitare spudoratamente slogan, modi e forme, propri di altri candidati impegnati in altre competizioni. Bisognerebbe sapere però che non tutti i modelli possono essere esportati e che i contesti in cui si opera non sono sempre identici. Paiono intelaiature simili ai progetti di chi costruisce case senza fondamenta, partendo magari dalle finestre. Per questo consiglierei di evitare il plagio di prototipi altrui, la riduzione della campagna elettorale a uno scontro congressuale o la trasformazione della propria base in un fan-club.

Tutto ciò è incompatibile con la cultura e l’identità del Partito Democratico, è un populismo di basso spessore più affine ad altre liste o partiti. E’ un modo di concepire la politica che si fonda su miti, questioni individuali, culti della personalità, piuttosto che su programmi e proposte concrete basate sull’analisi dei fenomeni di trasformazione della società esistente. E’ il populismo che abiura il ruolo degli organismi dirigenti di partito e che accetta soltanto l’interlocuzione con il “popolo” e i “movimenti” escludendo in ultima istanza l’idea stessa di “partito” e dei soggetti intermedi.

Riprendendo e parafrasando Lenin è il populismo degli “straccioni”.   

Matteo Terrani     

Lettera in vista delle Primarie – Incontro con Ucchielli

category Articoli e interventi Fuser 20 ottobre 2009

 

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Cari Giovani Democratici,

 

            mancano pochi giorni alle Primarie del 25 Ottobre. Costituiranno per noi e per il l’Italia un appuntamento importante, un momento di democrazia e partecipazione che non avranno eguali nella storia della politica italiana e nel panorama politico europeo. Ne scaturirà rafforzato il profilo politico del partito per i prossimi anni, assieme alle donne e agli uomini che avranno il compito di dirigerlo.

 

Ognuno di noi compirà la propria scelta secondo coscienza e in base alla valutazione delle diverse proposte in campo sceglierà il proprio Segretario nazionale.

Come sapete nella nostra regione è presente una candidatura unitaria per la segreteria regionale rappresentata da Palmiro Ucchielli. Oggi più che mai dobbiamo sentire l’esigenza sia come Giovani Democratici sia come Pd di rendere effettiva e sostanziale la strada dell’unità interna, convinti che essa sia l’elemento di forza per rilanciare i Democratici e confermare il governo di Centrosinistra nelle Marche.

 

Pertanto i Giovani Democratici delle Marche organizzano un incontro con il candidato unitario alla segreteria regionale Palmiro Ucchielli VENERDÌ 23 OTTOBRE  2009  alle  ORE  21.00  presso  la Sala Imperatori, in VIALE OBERDAN, vicino all’Arena Europa a PORTO SAN GIORGIO.

 

                                                                                        Il  Segretario regionale GD Marche

                                                                                                       Matteo Terrani

Giovani Pd, eletto l’ascolano Matteo Terrani

category Comunicati stampa Fuser 17 febbraio 2009

dal Messaggero

PESARO – Primo segretario regionale per i Giovani del partito democratico. Sulle orme di Fausto Raciti, neoeletto segretario nazionale, Matteo Terrani 21enne di Ascoli iscritto alla facoltà di Lettere dell’Università di Urbino, è uscito trionfatore dal Congresso regionale, svoltosi a Pesaro, nella roccaforte ”rossa” di Villa Fastiggi, domenica sera.
Una vittoria scontata, dato che quella di Terrani era l’unica candidatura avanzata. «Siamo in una fase costituente importante – spiega Terrani – in cui dobbiamo strutturare la nostra associazione e radicare i circoli nel territorio. Ci aspetta una grande mole di lavoro, che cercherò di portare avanti puntando sul coinvolgimento di tutte e cinque le segreterie provinciali dei giovani del Pd». Oltre all’elezione del segretario, il Congresso ha definito anche le due Commissioni:r politica e garante.
Ancora da stabilire invece le date dei cinque congressi territoriali, da cui usciranno i segretari provinciali.
Lu.Fa.

La CGIL sciopera, il PD è con lei

category Comunicati stampa Fuser 13 febbraio 2009

dal Quotidiano e la Verità quotidiana

Dieci esponenti del Pd: “Riteniamo opportuno sostenere anche a livello locale lo sciopero generale indetto per il per giorno di venerdì 13 febbraio da Fiom-Cgil e Fp-Cgil, per protestare contro le fallimentari politiche anticrisi del governo”. 

Nell’attuale situazione di difficoltà sociale ed economica che sta investendo le famiglie è opportuno porre particolare attenzione ai temi legati ai redditi e all’occupazione. Occorre essere vicino a chi è in grado, oggi, di porre con forza le questioni legate alla difesa dei diritti dei lavoratori, anche con scelte difficili e coraggiose.

In questo senso riteniamo opportuno sostenere anche a livello locale lo sciopero generale indetto per il per giorno di venerdì 13 febbraio da Fiom-Cgil e Fp-Cgil, per protestare contro le fallimentari politiche anticrisi del governo, e contro gli accordi separati sottoscritti dal governo e dalle associazioni imprenditoriali. In questo senso ci uniamo alle intenzioni dei 102 parlamentari del PD tra i quali l’On. Luciano Agostini, che hanno inteso aderire alla manifestazione di Venerdì pur ribadendo il valore dell’autonomia dei partiti e sindacati.

Sicuramente e ancor più nel nostro territorio occorre vigilare affinché in questa fase di emergenza non vi sia una vera e propria aggressione nei confronti dei lavoratori e dei loro diritti riaffermando l’importanza delle politiche redistributive attraverso la diminuzione del prelievo fiscale ai lavoratori dipendenti soprattutto colpendo l’evasione e l’elusione, proteggendo al contempo le politiche di welfare e contrastando la precarizzazione dei rapporti di lavoro.

Ascoli sta vivendo una crisi economica strutturale oltre che congiunturale e questi sono temi da porre sempre in evidenza. Basti pensare alla difficile situazione che stanno vivendo i lavoratori della provincia di Ascoli Piceno che saranno costretti ad una mobilità per effetto della legge, voluta dal Governo Berlusconi che ha istituito la Provincia di Fermo.

Un pubblico impiego depresso dalle politiche persecutorie del Ministro Brunetta che vuole dipingere questi lavoratori come parassitari e non come l’ossatura del sistema pubblico dei servizi. E’ chiara l’intenzione del centrodestra di smantellare e privatizzare la Pubblica Amministrazione con pesanti ricadute sulla vita di tutti i cittadini. Come non riflettere sulla crisi congiunturale e strutturale che sta investendo il sistema industriale del territorio Piceno con il sempre maggiore ricorso alla mobilità?

E’ viva nella comunità cittadina la preoccupazione per i lavoratori dell’Alhstrom, della Food Invest, del Gruppo Gironacci, della Sgl Carbon e di tutti qui lavoratori precari, i lavoratori delle piccole aziende, gli edili, le donne e gli immigrati, che pagano il prezzo più alto della crisi e vedono compromesso il loro posto di lavoro. Nella situazione di Ascoli è pienamente coerente la richiesta di estensione della rete degli ammortizzatori sociali per tutti i lavoratori a rischio del posto di lavoro che la CGIL pone in evidenza con la manifestazione di Venerdì.

Occorre esser tutti consapevoli che la tutela del posto di lavoro e del reddito dei lavoratori rappresenta la base vera della sicurezza sociale per il rilancio economico del Paese e del nostro territorio.

Nazzareno Firmani Consigliere Comunale PD (AP)
Anna Casini Consigliere Comunale PD (AP)
Marianna Marcucci Presidente Circoscrizione di Campo Parignano
Matteo Terrani Segretario Giovani Democratici (AP)
Patrizia Marcucci Dirigente PD (AP)
Patrizio Felicetti Dirigente PD (AP)
Marina Fiori Dirigente PD (AP)
Paolo Galanti Dirigente PD (AP) – Consigliere di Circoscrizione Campo Parignano
Nello Tizzoni Dirigente PD (AP)
Leonardo Chittarini Dirigente PD (AP

Il governo ripristina i fondi alle scuole paritarie

category Articoli e interventi Fuser 6 dicembre 2008

Immediato passo indietro dopo le lamentele della Cei. Sconcertante la posizione del Pd.

Molti pensavano a una farsa. Alla fine della storia tale si è rivelata. Il ministro Tremonti che taglia dei fondi alla scuola cattolica sembrava una di quelle scenette fantastiche che si vedono solo nei film. E infatti è arrivato il contrordine.
Ammontano a 8 miliardi di euro i tagli previsti dal governo Berlusconi alla scuola pubblica e all’università. Nonostante la protesta di milioni di persone fra studenti, insegnanti e personale non docente in piazza con i sindacati, non abbiamo assistito ad alcun passo indietro da parte del ministro. Intanto hanno fatto passare questi tagli ingiustificati per una riforma della scuola, la riforma Gelmini.

 

Dopo l’annuncio di Tremonti riguardante il taglio dei fondi per le scuole cattoliche (130 milioni di euro) è stata sufficiente la minaccia del direttore per l’Ufficio dell’Educazione della Cei di mobilitare le scuole contro il governo che subito è arrivata la marcia indietro e il ripristino dei fondi.
Le manifestazioni di queste settimane non hanno spostato di un metro l’asse su cui marciava il governo né la tragedia di Rivoli ha smosso tanto la compagine berlusconiana tanto quanto le lamentele della Conferenza Episcopale Italiana. Un altro scandalo e un’altra dimostrazione, l’ennesima, di un Paese a sovranità limitata dovuta – più che alle intromissioni della Chiesa nella sfera pubblica, atto secondo me legittimo in quanto ognuno ha il diritto di esprimere la propria opinione – alle troppe accondiscendenze, agli atti di servilismo e vassallaggio, ai tentativi ormai consolidati della classe politica italiana di accattivarsi le simpatie e i favori delle gerarchie ecclesiastiche.

 

Ultima nota: la posizione del Partito Democratico.
Su questo tema ci torneremo sicuramente nei prossimi giorni, quando affronteremo in maniera più ampia quanto sta accadendo nel nostro partito sia a livello nazionale che locale.
Certamente leggendo le dichiarazioni del Ministro Ombra del Pd Maria Pia Garavaglia che con toni allarmanti contestava i tagli del governo alle scuole paritarie, unendosi al coro dei vescovi e dei tanti “atei devoti”, penso sia l’ultimo di una lunga serie di posizioni ambigue che certificano un’ambiguità più ampia se non di fondo dello stesso Partito democratico. Ambiguità che sarebbe bene abbandonare sia perché fra la base, fra i militanti, fra i giovani, vi è una tale sinergia di vedute nonostante le diverse estrazioni e culture di provenienza, sia perché è arrivato il momento in cui si dica quale strada (e non quali strade) dobbiamo e vogliamo percorrere e soprattutto con quali mezzi.

L’augurio è che la neonata giovanile democratica che inizierà a lavorare con l’insediamento delle assemblee costituenti nazionale e regionale sia la spina nel fianco che incalza questa classe dirigente ormai inadatta. Ho visto grande entusiasmo fra i compagni e gli amici in tutta Italia. Si respira la voglia di un cambiamento profondo, la voglia di dire la nostra anche in contrasto alle posizioni dominanti dei leader nazionali.
Giovani Democratici è arrivato il momento di iniziare a correre, se necessario anche da soli.

Matteo Terrani

Ricompattiamo il partito

category Articoli e interventi Fuser 28 ottobre 2008

 Siamo giunti a pochi giorni dalla presentazione delle candidature per le primarie comunali del Partito Democratico di Ascoli Piceno. Tutto fa presagire che uno scontro fra più candidati possa lacerare irrimediabilmente l’intero Centrosinistra ascolano in vista delle elezioni amministrative della prossima primavera. Abbiamo chiesto da mesi una risoluzione unitaria che possa preservare l’unità del Pd ma tale richiesta non avuto una risposta adeguata.
L’obiettivo comune che tutti noi dobbiamo perseguire è quello di vincere le elezioni cittadine per ridare una nuova linfa e una nuova speranza a una città ormai in declino.
Per far questo è necessario mettere da parte personalismi e logiche di corrente, unendo le proprie forze per costruire un progetto ambizioso per Ascoli attraverso due parole-chiave: RINNOVAMENTO ED ESPERIENZA.
Il rinnovamento è il contributo necessario per programmare e far crescere una classe dirigente nuova che ponga alla base della realizzazione del proprio progetto l’apprendimento e lo studio della politica, dell’economia e della società, in ogni sua forma. Quando parliamo di rinnovamento non intendiamo soltanto il puro e semplice concetto anagrafico che spesso investe il termine, quanto un cambiamento di metodi e di modi di intendere la politica, permeato da una giusta dose di volti nuovi che dovrebbero affacciarsi alla “cosa pubblica”.
L’esperienza è una componente indispensabile per l’attuazione di ogni programma innovativo in quanto la formazione dei nuovi gruppi dirigenti non può che passare attraverso un filo conduttore che li collega con gruppi più collaudati e navigati. E il rapporto tra questi non può che essere di collaborazione e di rispetto reciproco, consci del fine a cui si mira.
La commistione e l’amalgama fra tali componenti sono essenziali per la vita e la riuscita di qualsiasi disegno riformista che incarna la natura del Pd.
Ma per un piano di ampio e lungo respiro è essenziale che il nostro partito si ricompatti e faccia sintesi. Siamo convinti che questa sia la scelta migliore per la nostra città e per il suo futuro.
Chiediamo a gran voce UNITA’ DENTRO IL PD

Matteo Terrani

Nei Giovani Democratici vive il pensiero cattolico

category Comunicati stampa Fuser 17 ottobre 2008

da Resto del Carlino, Picus online, il Quotidiano.it, la Verità quotidiana

Ultimamente sulla stampa locale è parso lampante il tentativo di dipingere la realtà politica di Folignano e dello stesso Partito Democratico in maniera alterata, con allusioni, fin troppo evidenti a chi ha capacità di analisi, volte a distogliere i temi di maggiore attualità locale menzionando circostanze inesistenti. All’interno del Pd si è strumentalmente descritta una situazione di contrapposizione per la candidatura a sindaco, quando invece non esiste alcuna competizione di sorta in un partito che, differentemente da altri, ha sempre scelto il perseguimento dell’interesse generale rispetto a quello individuale. Inoltre è stata ventilata volontariamente l’idea che il Pd fosse sbilanciato su posizioni estreme che impediscono l’esistenza di presenze moderate e cattoliche al suo interno, come se queste ultime risultassero esclusivamente appannaggio della destra.
Chi è davvero a conoscenza dei fatti sa con certezza che così non è.
Non solo l’ala moderata è viva e fortemente amalgamata con l’ala riformista del Pd di Folignano ma la componente cattolica gode di una cospicua rappresentanza, soprattutto nella componente giovanile.
Nei Giovani Democratici infatti sono tantissimi i ragazzi impegnati nella parrocchia, nell’Azione Cattolica, nel gruppo Scout, nelle attività dell’oratorio, nel volontariato e nelle associazioni. Essi fanno dei valori della solidarietà, dell’eguaglianza e della giustizia i cardini del proprio pensiero e del proprio agire quotidiano. Non mi pare una novità asserire che il Pd è il risultato dell’incontro fra la cultura socialista e la cultura cattolico-democratica, entrambe sensibili alle tematiche del lavoro e dei più deboli.

Noi siamo convinti che il pensiero cattolico, con i giusti strumenti della politica, possa dare il meglio di sé e sopperire a quel vuoto di ideali e di valori ormai evidente nella società di oggi e mettiamo a disposizione il nostro impegno, le nostre risorse e la nostra passione per il raggiungimento del suddetto scopo.

Matteo Terrani
Segretario Giovani Democratici Ascoli Piceno

Assemblea fondativa: è nato il circolo Enrico Berlinguer

category Comunicati stampa Fuser 12 ottobre 2008

Dal Corriere Adriatico

Ieri si è svolta l’assemblea fondativa dei Giovani Democratici di Ascoli Piceno. L’assemblea si è aperta con un discorso del presidente dell’Assemblea Francesco Ameli che ha ribadito l’esigenza di una organizzazione giovanile autonoma dal Partito, capace anche di porre delle critiche allo stesso. Non ha risparmiato attacchi all’attuale governo di destra, che ha condotto il nostro paese all’immobilismo. Una destra che sta distruggendo la scuola e l’università attraverso gli ingenti tagli che intaccheranno il sistema dell’istruzione. Un immobilismo che si riscontra anche a livello locale nell’attuale amministrazione comunale che ha portato la città Ascoli alla decadenza. Proprio per fare in modo che questa destra non torni ad amministrare la nostra città, ha aggiunto- “è necessario unire le forze e darsi da fare tutti insieme”. Ha poi lanciato un messaggio alle dirigenze del Partito locale sostenendo l’importanza della organizzazione giovanile. Un’ organizzazione che si è prodigata nella campagna elettorale dello scorso aprile e che ha portato avanti con estremo successo l’iniziativa del Mercatino del Libro Usato a cui, secondo Francesco Ameli dovrà esser dato maggior risalto anche in futuro.

E’ poi intervenuto Matteo Terrani eletto Segretario del Circolo dei Giovani Democratici al termine del congresso. Matteo ha posto l’accento sulla realtà giovanile e sul fatto che spesso i giovani vengano dipinti negativamente. Fanno notizia i teppisti allo stadio, i giovani che in discoteca cercano lo sballo del sabato sera, ma- ha asserito Matteo- «il folto gruppo di ragazzi che è qui presente stasera invece che esser a divertirsi in queste ore del sabato pomeriggio, dimostra che esiste un’altra realtà giovanile non raccontata dalla cronaca. La realtà di tutti quei ragazzi che si impegnano per qualcosa in cui credono».

Sono poi intervenuti l’onorevole Luciano Agostini, che ha rinnovato tutta l’ammirazione per le attività che i Giovani Democratici hanno posto in essere da marzo sino ad oggi. Ammirazione poi ribadita anche dal segretario dell’Unione Comunale Anna Casini e dal coordinatore del Circolo di Folignano Luigi Sciamanna. Tutti erano concordi sulla sintesi delle diversità. Sul fatto che la ricchezza del nostro Partito sia proprio nella diversità dei percorsi di coloro che ne fanno parte e che tale diversità costituisce il suo valore aggiunto e non rappresenta di certo una negatività.

Durante il Congresso è stato presentato un emendamento relativo alla intitolazione del nuovo circolo dei Giovani Democratici che avrà la sua sede a Villa Pigna. L’assemblea ha approvato all’unanimità tale emendamento che voleva l’intitolazione del Circolo ad Enrico Berlinguer. 

E’ stata poi presentata da Daniela Santoni l’iniziativa riguardante la realizzazione di una scuola di formazione politica che vedrà protagonisti nell’organizzazione i Giovani Democratici insieme al Partito Democratico di Folignano e che prevederà una serie di lezioni con docenti esperti nelle materie di volta in volta oggetto dell’incontro. Al termine di tale ciclo di lezioni verrà anche rilasciato un attestato di partecipazione ai frequentanti. Si tratta di un iniziativa valida e destinata a tutti coloro giovani e meno giovani che desiderano approcciarsi alla vita politica attiva e che pertanto necessitano di quegli strumenti anche culturali che permettano di svolgere al meglio questa militanza. Dopo l’elezione di Matteo Terrani a Segretario del Circolo di Ascoli Piceno si è concluso il primo congresso dei Giovani Democratici. Terrani si è dichiarato soddisfatto per la partecipazione di così tanti ragazzi e pronto a dare vita a tante nuove iniziative della nuova organizzazione giovanile. Ha rimandato inoltre la nomina del direttivo a un successivo incontro che si terrà a breve.

Alla luce dei fatti è stato giusto non andarci

category Articoli e interventi Fuser 10 luglio 2008

L’altro punto di vista
La manifestazione di Piazza Navona del 8 luglio scorso ha prodotto dietro di sé strascichi e polemiche destinati a lasciare il segno. Noi abbiamo dato, sul nostro blog, ampio spazio a quell’evento fin da quando sul sito di Micromega fu lanciato l’appello ad aderire da Furio Colombo, Francesco Pardi e Paolo Flores D’Arcais. Questo perché crediamo che il pluralismo e le diversità interne siano una risorsa e una ricchezza essenziale alla dialettica democratica del Paese.
Fra gli stessi giovani democratici ascolani vi era chi riponeva grandi aspettative nella piazza del 8 luglio (e nonostante tutto è rimasto della stessa opinione) e chi al contrario guardava ad essa con scetticismo e diffidenza.
Tutto ciò, insisto nel ripeterlo, è un valore positivo per lo stesso circolo giovanile, impegnato a dibattere e discutere di idee concrete con posizioni differenti, al contrario di quanti hanno ridotto il dibattito politico a una sterile ricerca della visibilità e dell’interesse personale, sintetizzato nell’accaparramento di posti e poltrone. Ed è proprio giunto il momento di chiedersi quanti amministratori del Pd, in Italia, aspirano alla realizzazione di un’ideale o di un progetto ambizioso oppure al mantenimento e, se possibile, all’accrescimento di una rendita di potere.
Forse non si nascondono anche in questi “piccoli fatti di cronaca” le ragioni profonde di una sconfitta che è prima ancora che politica una sconfitta culturale?

Il Partito Democratico ha deciso di non partecipare alla manifestazione di Piazza Navona. Molti, fra i democratici e non, hanno rimproverato a Veltroni la mancata presenza del maggior partito di opposizione a un appuntamento che doveva essere la risposta “civile” all’inciviltà del vergognoso lodo Alfano e dei vari tentativi messi in atto per affossare lo stato di diritto da parte della banda Berlusconi (verrebbe più naturale dire banda bassotti che però a differenza del premier non riesce a farla franca).
Indipendentemente dalla piazza, dove la compostezza e l’educazione dei cittadini è stata da esempio per tutti, la “civiltà” di chi si è arrogato il diritto di sentirsi padrone della scena, su quel palco, è stata utile alla causa democratica? Mi domando dove saremmo andati a finire se il Pd avesse deciso di partecipare a quel teatrino!
Le vere questioni scottanti come il livello pietoso dell’informazione televisiva pilotata, le leggi ad personam ad uso e consumo del Presidente del Consiglio per non farsi giudicare, il grande inganno di fronte al quale rimangono inermi gli italiani impotenti di reagire e farsi una propria opinione, l’enorme emergenza sociale alias salari e pensioni hanno sgomberato il campo per lasciare il posto all’insulto e all’antipolitica. Il tutto con buona pace del suo più autorevole rappresentante che, come qualcun altro, ha ben intuito che dare un colpo al cerchio e uno alla botte comporta il privilegio di posizionarsi in un indistinto “terzismo” in grado di fare appeal su quanti, incapaci di elaborare una propria proposta, non sanno fare di meglio che rintanarsi nel qualunquismo. E intanto fanno gli show, vendono libri come Rizzo e Stella, riempiono le piazze come Grillo…ma infondo le riempiono di vuoto, perché è il vuoto ciò che sta dietro a chi sceglie di non scegliere come chi resta indifferente od ostile alla politica, che vorrei ricordare essere tutto ciò che attiene alla dimensione pubblica, sociale e culturale dei cittadini. A volte ci si dimentica di questo.
Non condanno gli insulti della satira, voglio essere chiaro, persino quelli che hanno destato maggior scandalo, partendo dal presupposto che chi fa satira è portato ad usare toni e sfumature poco affini alle consuete espressioni quotidiane e per il fatto che storicamente basta risalire all’antica Roma per ricordare quanto vigore vi fosse nelle satire di Lucilio, Orazio, Persio, Marziale e Giovenale. Ciò che io contesto è la commistione della satira con la denuncia-proposta politica che quella manifestazione doveva avere e che invece non ha avuto in quanto la politica è stata defenestrata dall’antipolitica.

Un partito che rappresenta un terzo degli italiani e che è per sua vocazione strumento di una visione riformista della società è chiamato imprescindibilmente a elaborare una propria piattaforma di proposte, di idee, di contributi, che rappresentino delle risposte adeguate nei confronti dei cittadini e soprattutto di quelli che stentano di arrivare alla fine del mese. Farsi rubare la scena da altri (giornalisti, politici, comici, pseudo-comici) avrebbe significato svilire il compito di proposizione, e non di semplice avversione, che spetta a un partito riformista quale il nostro. Lo stesso progetto del Pd sarebbe di conseguenza caduto in macerie.

Ci tengo a dire, inoltre, che chi scrive è un convinto sostenitore dei girotondi e della lodevole azione di scossa critica delle coscienze operata dai medesimi, in grado di rappresentare l’unico lume civico in quel periodo scellerato del quinquennio berlusconiano 2001/2006.
E penso che tale tesi sia supportata a maggior ragione da quanto ha detto il leader di quella gloriosa stagione. Se lo stesso Nanni Moretti, infatti, osserva sgomento: “che disastro Piazza Navona…noi facevamo politica, non antipolitica” sottolineando che è stata “sporcata la storia dei girotondi” vuol dire davvero che quanto visto l’8 luglio non ha nulla a che vedere con i girotondi ma, al contrario, è frutto del disegno dei capi dell’antipolitica preoccupati di colpire Berlusconi e affondare allo stesso tempo Veltroni ergendosi a paladini della verità e dell’ortodossia democratica. D’altronde uno che inizia il suo intervento gridando alla folla “Italiani!”, riecheggiando “certe usanze” del ventennio fascista, e che si scaglia contro il Presidente della Repubblica, l’unica figura istituzionale di riferimento dei cittadini con la schiena dritta, è la conferma che il Pd non doveva assolutamente essergli accanto.

Chi invece gli era accanto, lo si noti bene perché non è difficile comprendere certi comportamenti, è chi, prima delle elezioni ha goduto di poter essere alleato del Pd (e quindi al riparo dalla radiazione), accettando di formare un unico gruppo parlamentare con l’intento di entrare del tutto successivamente nel partito, e al momento dei fatti ha optato per un gruppo parlamentare autonomo accantonando quindi gli accordi presi. Ora si è posto l’obiettivo di coprire lo spazio tenuto vuoto in parlamento dalla sinistra radicale in modo da guadagnare consensi in vista delle prossime elezioni europee e addirittura di catturare alcuni consensi dal Pd. Ne consegue infatti che, dati alla mano, nell’ultimissimo sondaggio il centrodestra presenta un quadro sostanzialmente invariato rispetto alle ultime elezioni di aprile mentre nel centrosinistra il Pd perde consensi a vantaggio proprio di Di Pietro.
Cerchiamo di non favorire chi vuole crescere sulla pelle del nostro partito.

Le manifestazioni utili sono quelle attraverso le quali si conquistano consensi, e si conquistano dall’altra sponda. Non servono per dare sfogo alle passioni dei propri elettori se non sortiscono alcun effetto nel campo opposto. Altrimenti le elezioni non le vinceremo mai!
La grande manifestazione del prossimo 25 ottobre, spinta peraltro da ragioni sociali, perno della nostra azione politica, sarà sia un’occasione per dimostrare la nostra forza e determinazione nella sfida all’opposizione del governo, sia la possibilità da parte della base e dei militanti di rinsaldare le fila, e sia il mezzo che ci porterà ad acquisire nuovi consensi sfondando i confini degli avversari.
Attraverso questa costruzione del consenso i partiti riformisti europei hanno raggiunto il governo del proprio paese.

Matteo Terrani

Che tristezza compagni!

LO SCANDALO DELLE LEGGI AD PERSONAM
Il governo Berlusconi sta compiendo gli ultimi passi al fine di sovvertire le basi, già malsane della nostra architettura repubblicana. La legge “salva premier” che permette la sospensione dei processi commessi prima del 30 giugno 2002, il lodo “Alfano-Schifani” scritto per concedere l’immunità alle quattro più alte cariche dello Stato e il tentativo di impedire l’uso delle intercettazioni telefoniche ne sono la riprova. Tutti provvedimenti atti a perpetuare quel progetto scellerato attraverso il quale il Primo Ministro potrà continuare nell’indifferenza e nell’ignoranza generale a evitare di essere giudicato dalla magistratura per curare come ha sempre fatto i propri affari e interessi personali.
La legge “salva premier” ha l’unico scopo di impedire che il processo Mills che vede imputato Silvio Berlusconi per corruzione in atti giudiziari possa avere una naturale conclusione. Il lodo Alfano-Schifani (i nomi dicono già tutto) consentirà l’immunità al Presidente della Repubblica, del Senato, della Camera e del Consiglio per la durata del proprio mandato e rappresenterà un unicum nel panorama politico europeo. Una norme simile è presente soltanto in Grecia, in Portogallo e in Francia dove però chi usufruisce del provvedimento è il solo Presidente della Repubblica. In nessun Paese accade quel che sta accadendo in Italia ma soprattutto in nessun paese un capo di governo propinerebbe una legge simile quando è lui stesso il primo a ricavarne dei vantaggi e l’unico scopo è quello di rimanere ingiudicato.
Le leggi ad personam sono aliene alla civile dialettica delle altre democrazie europee. Non è così in Italia dove lo scempio avviene nella totale disinformazione televisiva, soprattutto ad opera dei tg mediaset che tacciono la gravità e le vere motivazioni dell’urgenza di quelle leggi.
Il rischio al quale siamo di fronte è che venga ormai definitivamente leso quel sacrosanto principio di uguaglianza di fronte alla legge che è inscritto nella nostra Costituzione e già troppe volte disatteso. Da adesso in avanti nelle aule di tribunale dovremo scriverci “La legge è uguale per tutti, eccetto per Silvio Berlusconi”.
In un periodo come questo, di disaffezione della gente verso la politica, di un sentimento vasto che percepisce nella classe politica la logica della casta e del profitto personale, approvare leggi come queste che davvero segnano uno spartiacque profondo fra i cittadini e chi li governa vuol dire ergere un muro invalicabile fra le due parti. E noi quel muro siamo chiamati ad abbatterlo.
Rimango basito inoltre che di fronte a quanto sta accadendo non ho sentito nulla da parte del padre dell’antipolitica Beppe Grillo e dei suoi grillini o degli autori del libro “La Casta” Rizzo e Stella, tutti personaggi venuti alla ribalta durante il governo Prodi che con le difficoltà che ognuno di noi conosce cercava di risolvere i problemi degli italiani anche a costo di misure impopolari. Adesso che assistiamo al culmine del concetto stesso di “casta” intesa come fazione in procinto di costruirsi norme a proprio uso e consumo non aprono bocca.
Che tristezza compagni!

LA VERA EMERGENZA: I SALARI
Mentre le attenzioni si concentrano altrove, sembra che le vere emergenze del paese siano magicamente venute meno e che oggi si viva molto meglio solo perché al governo c’è il centrodestra. A Napoli sembra non esserci più la spazzatura, così come la criminalità appare già un lontano ricordo. I tg non imbottiscono più le pagine televisive di fatti di cronaca nera, soprattutto ad opera di immigrati che hanno sempre agito grazie alla negligenza e all’incuranza del governo Prodi. Oggi invece sono scomparsi, anzi sono tutti diventati innocui grazie alle nuove leggi del governo.
Un governo che con la farsa dell’Ici ha fatto credere agli italiani di risolvere il problema di arrivare alla fine del mese. Come se bastasse a far quadrare i conti dei cittadini.
La vera emergenza italiana sta nel restituire il potere di acquisto che negli ultimi otto anni è terribilmente crollato a chi più degli altri si è visto restringere le proprie possibilità e le proprie aspirazioni. Parlo dei lavoratori dipendenti e dei pensionati, gli unici a non potersi permettere di evadere il fisco, gli unici ad aver pagato l’aumento dei prezzi (incontrollato e manipolato, con l’avvallo del governo Berlusconi 2001-2006) al cambio di moneta, gli unici a vedersi superare in graduatoria al momento di ottenere una casa popolare o la borsa di studio per i figli da commercianti e liberi professionisti che dichiarano redditi da 5 mila euro l’anno! Sono queste le gravi ingiustizie italiane. E la riduzione delle tasse a questa fascia di popolazione che ultimamente si è impoverita a vantaggio di altri è la vera questione sociale da affrontare anziché eliminare l’Ici a chi non ha bisogno in quanto evade le imposte e non dichiara quanto realmente guadagna.

 IL PD E LA COLLOCAZIONE EUROPEA
Sulla collocazione europea del Partito Democratico abbiamo già detto molto e non intendo ripetere quanto scriviamo da mesi. Oggi è impensabile farsi promotori di una politica di qualsiasi natura (estera, economica…) senza tenere conto del contesto nel quale si è chiamati ad operare che è in primo luogo un contesto europeo e poi globale. I grandi partiti politici dell’uno e dell’altro campo non possono affrontare le sfide che hanno di fronte senza che ci sia una visione e un’unità d’azione comuni in Europa. I partiti riformisti del centrosinistra europeo devono saper proporre soluzioni convergenti in materia di welfare e di sviluppo economico in grado di connotare unitariamente i propri paesi dentro una dimensione continentale e non nazionale. Solo seguendo questa strada è possibile reggere il passo dei grandi mutamenti che stanno modificando lo scenario mondiale.
In Europa la quasi totalità delle forze riformiste siedono fra i banchi del Partito del Socialismo Europeo, simbolo di quella politica in grado di coniugare crescita economica, sviluppo sostenibile, tutela dei diritti del mondo del lavoro, pari opportunità e giustizia sociale. Molti partiti di governo fanno parte del Pse come il Partito Laburista inglese, il Partito Socialista spagnolo o i Socialdemocratici tedeschi.
Francesco Rutelli e altri ex Margherita rifiutano l’idea di entrarvi in quanto secondo loro bisogna dare vita a un campo “più largo” che comprenda anche i partiti liberal-democratici appartenenti al gruppo dell’Alde. Le motivazioni risiedono nel fatto che si debba costruire in Europa ciò che si è costruito in Italia cioè una forza che comprenda liberali, socialisti, democratici…La miopia di Rutelli &C sta nel non rendersi conto che molti partiti dell’Alde nei rispettivi parlamenti nazionali sostengono governi di centrodestra che in materia economica ad esempio adottano politiche diametralmente opposte al Pd e ai partiti socialisti europei. Rutelli non si rende conto che il Pd è frutto di una particolare anomalia in Italia che la vedeva orfana, unica in Europa, di una forza socialista che raccogliesse più del 30% dei consensi. Non si può esportare in Europa l’anomalia italiana. E bisogna smettere di considerare il Pse come la Seconda Internazionale anche perché Tony Blair non mi pare proprio un pericoloso filo-bolscevico. L’internazionale socialista oggi è aperta al contributo di forze come il Partito del Congresso Indiano, il Partito Democratico Americano di Obama, Clinton e Kennedy e di molti altri partiti che pur non definendosi “socialisti” ne fanno parte perché le risposte che danno agli enormi problemi di oggi sono le stesse.
Il Partito Democratico deve quindi entrare senza tentennamenti nel Pse, consapevole della propria originalità e del contributo non indifferente della matrice cattolico-democratica che potrebbe solo arricchire le culture riformiste europee.

LA SITUAZIONE DEL PD ASCOLANO
Mentre in Italia accade quanto si è detto, mentre in città un’opposizione compatta e propositiva darebbe l’avviso di sfratto all’amministrazione comunale per gli enormi disastri di questi ultimi nove anni, il Pd ascolano è occupato nelle solite scaramucce interne, fra botte e risposte sui quotidiani locali tese a ribadire le battaglie, le diversità e le divisioni dei dirigenti. Anziché compattarsi per meglio affrontare un lungo e difficile anno che ci separa dalle elezioni comunali del 2009, stendere un programma condiviso e ambizioso, si pensa a colpirsi a vicenda con le frecciate sui giornali non venendo meno alla tradizione locale del partito e al costume nazionale della sinistra italiana spinta dal motto “facciamoci del male”. E intanto Celani ride…
Che tristezza compagni!
Forse siamo noi che non abbiamo capito come si fa politica o forse, io credo, noi giovani democratici siamo chiamati in primis a farci portatori di un nuovo modo di concepire la politica e il rapporto interno al gruppo dirigente. Noi pensiamo che le questioni interne, i cosiddetti “panni sporchi” vadano lavati in casa e non urlati ai quattro venti. Gli avversari sono fuori da questo partito non dentro. Spesso è un aspetto che viene dimenticato.

Matteo Terrani